I mercati prezzano l’imminente guerra in Iran: impatto su oro, azioni e Bitcoin

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Ultimo aggiornamento: 

Secondo un report esplosivo di Axios, le probabilità di un intervento diretto degli Stati Uniti in Iran nelle prossime settimane sono salite vertiginosamente al 90%. Una notizia che, seppur non abbia ancora scatenato il panico totale, ha iniziato a muovere le placche tettoniche della finanza globale: i futures sul greggio WTI hanno registrato un balzo di oltre il 2%, mentre oro e argento mostrano i primi segnali di risveglio. Tuttavia, il mondo crypto sembra essere in una fase di attesa, lasciandoci con l’eterno dilemma: in questo scenario bellico, Bitcoin si comporterà come l’oro digitale che ci è stato promesso o crollerà come un qualsiasi titolo tecnologico?

Punti chiave
  • Probabilità di conflitto: Fonti autorevoli citate da Axios indicano un 90% di possibilità di intervento USA in Iran a breve termine.
  • Reazione immediata: Il petrolio guida i rialzi (+2%), mentre i mercati azionari e crypto attendono l’apertura di Wall Street per una direzione chiara.
  • Dilemma Bitcoin: L’asset digitale non ha ancora prezzato lo scenario peggiore, mantenendo una correlazione ambigua con gli asset di rischio.

Il contesto: tensioni geopolitiche e reazione dei mercati


La situazione attuale non nasce dal nulla. L’escalation segue le tracce del conflitto di fine 2024, che ha lasciato l’Iran militarmente indebolito e le sue infrastrutture nucleari parzialmente compromesse. Nonostante le dichiarazioni pubbliche di Donald Trump, che continua a spingere per una soluzione diplomatica, i movimenti logistici — inclusi quelli navali — suggeriscono che la macchina militare sia già in moto.

Noi investitori abbiamo imparato a leggere tra le righe degli eventi macroeconomici, così come abbiamo analizzato l’impatto di shock istituzionali europei sui mercati crypto in passato. Anche questa volta, la politica detta il tempo dei grafici.

Un dato cruciale riportato da Axios riguarda le tempistiche: non si tratterebbe di un blitz di pochi giorni, ma di un’operazione che richiede settimane di preparazione. Questo significa che i mercati hanno una finestra temporale limitata per “prezzare” l’evento prima che accada davvero, creando un periodo di volatilità compressa pronta ad esplodere.

Oro e asset rifugio: la reazione classica


Come da manuale di storia finanziaria, i primi a reagire sono stati gli asset tangibili. L’oro ha registrato rialzi, anche se non ancora “sostanziosi”, mentre l’argento sembra avere una marcia in più in queste prime battute. Il vero protagonista resta però il petrolio: con l’Iran che esporta circa 2 milioni di barili al giorno e lo stretto di Hormuz potenzialmente a rischio, il premio per il rischio geopolitico sta tornando prepotentemente sui tavoli dei trader.

Tuttavia, alcuni analisti restano cauti. Secondo esperti di State Street, il premio al rischio sul petrolio è ancora contenuto, suggerendo che il mercato non crede ancora pienamente a uno scenario catastrofico prolungato. È quella che potremmo definire una calma apparente, dove i mercati finanziari sembrano quasi ignorare i rischi geopolitici strutturali fino all’ultimo secondo utile.

Nel frattempo, anche nel settore degli asset digitali vediamo movimenti interessanti tra gli istituzionali. Ad esempio, gli ETF Bitcoin continuano a detenere miliardi nonostante la volatilità, segnalando che, diversamente dai retail, le “balene” non stanno scappando al primo rumore di sciabole.

Bitcoin: risk asset o bene rifugio? Il verdetto dei mercati


Qui arriviamo al punto dolente per noi appassionati di crypto. In teoria, Bitcoin dovrebbe agire come un bene rifugio incensurabile in tempi di guerra. In pratica, il mercato lo sta trattando ancora come un asset risk-on. Al momento della diffusione della notizia, BTC non ha mostrato i muscoli come l’oro, ma ha piuttosto seguito l’incertezza dei futures azionari.

È interessante notare come la narrazione macroeconomica influenzi queste dinamiche. Recentemente, Bitcoin ha mostrato tentativi di recupero legati alle notizie sul deficit commerciale USA, dimostrando di essere sensibile più alla liquidità del dollaro che alle bombe in Medio Oriente. Se lo scenario bellico dovesse concretizzarsi, potremmo assistere a un iniziale sell-off per coprire le perdite altrove, seguito forse da una risalita se il sistema bancario tradizionale dovesse andare sotto stress.

Inoltre, le strategie dei grandi player stanno cambiando. Vediamo istituzioni accademiche riposizionarsi, come nel caso di Harvard che vende Bitcoin per puntare su Ethereum, suggerendo che in fasi di incertezza la diversificazione all’interno del comparto crypto diventa una strategia difensiva attiva.

Cosa significa per gli investitori


Per noi investitori, la situazione richiede nervi d’acciaio. Lo scenario bullish per Bitcoin in caso di guerra passa paradossalmente per un indebolimento della fiducia nelle valute fiat o per sanzioni che richiedano canali di pagamento alternativi. Lo scenario bearish, invece, vede una liquidazione di tutto ciò che è rischio per rifugiarsi nel dollaro cash e nei Treasury americani.

Non stiamo parlando di, almeno per ora, di un conflitto mondiale, ma di un intervento mirato che però potrebbe infiammare l’intera regione energetica. Il consiglio per chi opera in questi giorni è di monitorare con attenzione i livelli chiave di supporto di Bitcoin e la correlazione con il Nasdaq all’apertura di New York. Come suggerisce la fonte originale: un tempo l’uomo razionale si adeguava al mondo, ora il futuro dipende dall’uomo irrazionale. A noi non resta che adeguare i nostri portafogli di conseguenza.

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