Harvard vende Bitcoin e punta su Ethereum: svolta strategica nell’allocazione delle criptovalute
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Questa settimana, l’Università di Harvard ha ridotto la sua esposizione in Bitcoin, aprendo contemporaneamente una nuova posizione in Ethereum. La strategia dell’ETF crypto di Harvard segna un cambiamento significativo nella gestione del fondo da 56,9 miliardi di dollari dell’università.
Una recente documentazione presentata all’autorità di regolamentazione statunitense ha svelato che Harvard Management Company ha ridotto del 21% la sua partecipazione nel BlackRock iShares Bitcoin Trust. Contemporaneamente, il fondo ha aperto una nuova posizione nell’iShares Ethereum Trust.
La decisione arriva in un momento di notevole volatilità nel mercato delle criptovalute, con Bitcoin ed Ether che hanno registrato forti cali di prezzo dopo il picco del 2025.
Harvard taglia l’ETF Bitcoin di oltre 1 milione di azioni
Alla fine del terzo trimestre del 2025, Harvard deteneva 6,8 milioni di azioni dell’ETF Bitcoin di BlackRock. Al 31 dicembre, ne rimanevano 5,4 milioni. Il loro valore è sceso da 442,9 milioni di dollari a 265,8 milioni di dollari.
La riduzione segue un periodo in cui Bitcoin è sceso da oltre 120.000 dollari nel luglio 2025 a meno di 90.000 dollari nel gennaio 2026. L’attuale prezzo di mercato si aggira intorno ai 68.000 dollari, con un calo del 46% rispetto al massimo storico di 126.160 dollari del 6 ottobre 2025.
L’allocazione di Harvard agli ETF crypto rappresenta circa lo 0,62 percento del patrimonio complessivo dell’università.
Nuova posizione nell’ETF Ether per un valore di 87 milioni di dollari
Contemporaneamente, Harvard ha acquistato oltre 3,8 milioni di azioni dell’ETF Ethereum di BlackRock. Questa posizione vale circa 87 milioni di dollari.
Nello stesso periodo, Ether è sceso da oltre 4.000 dollari a meno di 3.000 dollari. Questa mossa potrebbe indicare un più ampio riequilibrio strategico all’interno dei portafogli istituzionali, con gli investitori concentrati su applicazioni legate a smart contract e infrastrutture decentralizzate.
Ethereum si distingue da Bitcoin in quanto la rete è programmabile. Gli sviluppatori creano applicazioni sulla piattaforma, che spaziano dai protocolli finanziari ai sistemi di identità digitale. Questa componente funzionale può essere più interessante per gli investitori a lungo termine rispetto al semplice ruolo di riserva di valore digitale.
Il fondo speculativo di intelligenza artificiale Numerai accenna al sostegno dei fondi universitari
La mossa di Harvard coincide con le notizie su Numerai, un hedge fund che utilizza l’intelligenza artificiale per le decisioni di investimento. Il fondo ha raccolto 30 milioni di dollari a novembre da quelli che ha descritto come “i più importanti fondi universitari”.
Sebbene Numerai non abbia fatto nomi, il coinvolgimento di grandi fondi universitari suggerisce che gli investitori istituzionali stanno aumentando la loro esposizione a strategie basate sull’intelligenza artificiale. Il fondo utilizza modelli di apprendimento automatico forniti da migliaia di data scientist in tutto il mondo.
La combinazione di ETF crypto e hedge fund basati sull’intelligenza artificiale evidenzia una tendenza più ampia: i principali gestori patrimoniali si stanno orientando verso asset digitali e processi decisionali automatizzati.
Il quadro più ampio: la fiducia istituzionale rimane intatta
Nonostante il calo dei prezzi, il capitale istituzionale rimane attivo nel settore delle criptovalute attraverso strutture ETF regolamentate. Ciò riduce i rischi operativi e si allinea meglio ai requisiti di conformità.
Harvard non sta vendendo criptovalute per insoddisfazione, ma piuttosto per riposizionarsi all’interno del segmento. Questa mossa conferma che gli asset digitali sono diventati parte delle decisioni di allocazione strategica dei maggiori gestori patrimoniali al mondo.
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