Ecco perché Bitcoin sta crollando secondo Arthur Hayes
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Arthur Hayes, fondatore di BitMEX e oggi CIO del fondo Maelstrom, sostiene che il recente crollo di Bitcoin non sia il frutto di un improvviso cambiamento nel settore crypto, ma l’effetto diretto della contrazione della liquidità globale in dollari.
A suo avviso Bitcoin è il miglior indicatore della liquidità: quando i dollari fluiscono sul mercato, BTC sale; quando la liquidità viene drenata dal sistema finanziario, BTC inevitabilmente scende.
Hayes afferma che il 9 aprile 2025 il suo indicatore proprietario aveva già iniziato a segnalare un calo marcato della liquidità, ma il prezzo di Bitcoin ha continuato a crescere perché sostenuto da altre dinamiche di mercato.
ETF spot, basis trade e DAT hanno mascherato il declino della liquidità
Hayes sostiene che la stranezza di avere la liquidità in calo e prezzo in crescita non è stata un fenomeno spontaneo, ma il risultato di flussi che hanno sostenuto artificialmente Bitcoin.
Al centro di questa dinamica ci sono gli ETF spot, diventati lo strumento preferito dagli operatori professionali per sfruttare un’operazione molto diffusa nei mercati tradizionali: il basis trade.
Il meccanismo è semplice nella teoria e potentissimo nella pratica. Gli arbitraggisti comprano l’ETF spot, che a sua volta deve acquistare Bitcoin reali per replicare il prezzo, e contemporaneamente vendono futures sul CME, bloccando così lo spread tra i due strumenti. Il rendimento arriva dalla differenza di prezzo, non da una scommessa sul rialzo del mercato.
Il punto cruciale, sottolinea Hayes, è che questo schema genera acquisti massicci sull’ETF senza che ci sia una reale domanda di Bitcoin. Gli operatori non stanno accumulando BTC per scelta o convinzione: stanno solo sfruttando una differenza di prezzo. Il risultato è un effetto ottico sul mercato. I flussi in entrata negli ETF sembrano segnalare un forte interesse istituzionale, ma in realtà sono, in buona parte, movimenti tecnici che non riflettono un aumento della domanda.
A questa dinamica si sono poi aggiunte le Digital Asset Treasuries (DAT), ovvero quelle società quotate in borsa che accumulano Bitcoin e che vengono utilizzate come una sorta di “ETF non ufficiali”.
Il punto chiave è che, per un periodo abbastanza lungo, il mercato ha valutato queste aziende più dei Bitcoin che possedevano. Se una DAT aveva 100 milioni di dollari in BTC, la sua capitalizzazione poteva valerne 120 o 130. In altre parole, gli investitori compravano le loro azioni pagando un sovrapprezzo, come se il biglietto d’ingresso per avere esposizione a Bitcoin valesse più del valore effettivo dei BTC custoditi.
Quel premio ha generato un incentivo enorme: finché era presente, alle DAT conveniva emettere nuove azioni, raccogliere capitale fresco e usare quei soldi per acquistare altri Bitcoin. Un meccanismo perverso che aggiungeva domanda al mercato, ma che era completamente slegata dalla liquidità macro.
Ed è proprio questa componente, spiega Hayes, ad aver amplificato il rialzo, creando un flusso di acquisti che non dipendeva dall’umore degli investitori, ma dalla struttura di queste società.
Ad un certo punto però, le azioni delle DAT hanno iniziato a valere meno dei Bitcoin che avevano in bilancio. Significa che, se una società deteneva 100 milioni in BTC, il mercato la valutava 90 o 85. In quella situazione non era più possibile emettere nuove azioni, perché nessuno voleva investire a un prezzo inferiore rispetto al valore effettivo dei Bitcoin custoditi.
E così le DAT hanno smesso di crescere e, con loro, si è azzerato anche quel flusso di acquisti “automatico” che per mesi aveva aggiunto domanda costante sul mercato.
Risultato: una delle principali spinte artificiali al rialzo si è dissolta, lasciando il prezzo di Bitcoin esposto al contesto macro reale.
Il rally di aprile dopo la tregua tariffaria USA era un’illusione
Hayes individua un momento decisivo nel 2 aprile, data che definisce “US Liberation Day”. Donald Trump aveva annunciato una tregua tariffaria dichiarando che gli aumenti sulle importazioni sarebbero stati sospesi grazie a nuovi accordi commerciali.
L’annuncio aveva scatenato un immediato entusiasmo nei mercati e Bitcoin era salito del 21%, cui era seguito un ulteriore aumento del 12% nei giorni successivi.
Hayes sostiene però che questo ottimismo fosse ingannevole: mentre il prezzo saliva, il suo indice mostrava chiaramente che la liquidità stava continuando a contrarsi.
In altre parole, il mercato reagiva a un miglioramento geopolitico, ma ignorava completamente la dinamica monetaria. Finché i flussi derivativi sono rimasti attivi, il rialzo è sembrato credibile; quando sono scomparsi, Bitcoin ha ripreso a muoversi in linea con la liquidità reale.
Un trilione di dollari evaporato e Bitcoin costretto a riallinearsi
Secondo Hayes, circa un trilione di dollari di liquidità USD è uscito dai mercati tra luglio e oggi, una contrazione troppo grande per essere compensata dal rialzo del Treasury General Account, limitato a 100–150 miliardi.
Per questo motivo la discesa di Bitcoin non sarebbe altro che un ritorno alla coerenza con il contesto macroeconomico.
Hayes paragona la situazione attuale al periodo 2022–2025, quando l’amministrazione Yellen drenò oltre 2,5 trilioni dal programma reverse repo, un meccanismo che, secondo lui, aveva alterato la percezione della liquidità globale mascherando tensioni che il mercato aveva scoperto solo a posteriori.
Cosa può far ripartire davvero Bitcoin
Hayes sostiene che una nuova fase rialzista potrà iniziare solo quando tornerà una condizione di liquidità espansiva. Per arrivarci, secondo lui, sarebbe necessario un intervento coordinato tra Tesoro USA, Federal Reserve e Cina.
Il Tesoro americano dovrebbe tornare a politiche di spesa più aggressive e a emissioni capaci di aumentare la liquidità nei mercati. La Federal Reserve dovrebbe assumere un atteggiamento più accomodante con tassi più bassi o programmi di supporto finanziario.
La Cina, dal canto suo, avrebbe già iniziato un mini-QE attraverso acquisti di titoli di Stato, elemento che Hayes ritiene potenzialmente determinante per l’inversione del ciclo globale, solo un ritorno della liquidità potrebbe riportare Bitcoin verso una tendenza rialzista.
Previsioni tra rischio di discesa e potenziale esplosivo
Hayes non esclude uno scenario ribassista nel breve periodo. Se si verificasse uno shock creditizio accompagnato da un calo del mercato azionario compreso tra il 10% e il 20%, Bitcoin potrebbe scendere in un’area compresa tra 80.000 e 85.000 dollari.
Al contrario, in caso di forte ritorno della liquidità globale nel corso dell’anno, Hayes ritiene credibile una proiezione molto più ottimistica, con Bitcoin potenzialmente diretto verso livelli compresi tra 200.000 e 250.000 dollari.
La differenza tra gli scenari dipende interamente dalla risposta delle principali autorità monetarie e fiscali.
Le mosse di Maelstrom e l’interesse per Zcash
Per affrontare la fase attuale, il fondo Maelstrom ha aumentato le riserve in stablecoin per gestire meglio la volatilità, pur mantenendo un’esposizione long sul mercato crypto.
Hayes considera particolarmente interessante Zcash, che reputa una delle poche crypto in grado di sovraperformare nel breve periodo grazie al crescente interesse per le soluzioni orientate alla privacy.
La sua visione è che l’importanza della privacy finanziaria aumenterà in modo significativo nei prossimi anni, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da maggiore controllo e sorveglianza.
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