Strive e Bitmine aumentano le riserve di Bitcoin ed Ethereum
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Strive ha acquistato 1.375 BTC nell’ultima settimana monitorata, per un controvalore di circa 109 milioni di dollari, portando le riserve totali a 24.531 BTC, per un controvalore che sfiora i 2 miliardi di dollari. Nello stesso arco temporale, Bitmine ha annunciato l’acquisto di 28.086 ETH, salendo a 5,93 milioni di coin detenuti al 7 settembre.
I due movimenti mostrano come alcuni operatori quotati stiano continuando ad aumentare l’esposizione a Bitcoin ed Ethereum. Il quadro complessivo, secondo quanto riportato da Criptovaluta.it, segnala un’inversione del trend delle società-tesoreria (DAT), fino a poche settimane fa penalizzate da un ciclo ribassista di prezzi.
Punti chiave
- Strive: 1.375 BTC acquistati per circa 109 milioni di dollari; saldo complessivo a 24.531 BTC.
- Bitmine: 28.086 ETH acquistati; detenzioni totali a 5,93 milioni di ETH, pari al 4,9% dei 122 milioni di ETH circolanti.
- Staking Bitmine: 5,07 milioni di ETH sono impiegati in staking, con ritorni vicini al 3%.
- DAT a due velocità: mentre Strive e Bitmine accelerano, buona parte del comparto ha perso fino al 90% delle quotazioni in borsa durante il ciclo ribassista partito in ottobre, con liquidazioni parziali delle riserve.
Dettaglio dell’operazione
La struttura finanziaria dietro l’acquisto di Strive merita attenzione. Circa il 70% del capitale utilizzato è arrivato dalla vendita a mercato di azioni preferred SATA, strumenti che pagano un dividendo elevato; il resto proviene da altre fonti, inclusa la vendita di azioni ordinarie. Il gruppo si appresta inoltre a superare il miliardo di dollari di controvalore in azioni preferred circolanti.
Va segnalato che questo acquisto di 1.375 BTC segue un’operazione precedente, riportata nella settimana tra il 24 e il 28 agosto: Strive aveva comprato 1.800 BTC per circa 143 milioni di dollari, portando le riserve dell’epoca a 23.156 BTC. Le due transazioni vanno lette in sequenza, non sommate: rappresentano fasi distinte dello stesso percorso di accumulo, che in questo caso ha spinto Strive tra i primi cinque detentori aziendali quotati di Bitcoin a livello globale.
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Un elemento di attenzione riguarda il costo del capitale: circa metà delle somme investite in Bitcoin da Strive paga un dividendo del 14%, onere che il gruppo dovrà continuare a sostenere raccogliendo capitale altrove. Il peso di questo dividendo resta quindi un elemento rilevante per leggere la struttura finanziaria dell’accumulo di Bitcoin della società.
Sul fronte Ethereum, Bitmine detiene ormai il 4,9% dei 122 milioni di ETH in circolazione, avvicinandosi all’obiettivo dichiarato del 5% dell’offerta totale. Dei 5,93 milioni di ETH in portafoglio, 5,07 milioni sono in staking e generano rendimenti vicini al 3%, una componente che contribuisce direttamente alla crescita del valore in ETH del gruppo. Il fondatore di Bitmine, Tom Lee, ha indicato Ethereum, Bitcoin e Solana come gli asset con la performance migliore dal 30 giugno. Secondo Lee, questa dinamica può creare le condizioni perché le istituzioni inizino ad aggiungere criptovalute ai propri portafogli, alla luce della sovraperformance rispetto ad altri asset macro nel terzo trimestre.
Segnale vs. rumore
Il segnale strutturale è che due operatori quotati stanno aumentando in modo misurabile la loro esposizione a Bitcoin ed Ethereum. Questo non equivale, però, a una ripresa generalizzata del comparto DAT.
Il rumore da scartare è l’idea che l’intero settore delle società-tesoreria stia vivendo una fase di recupero uniforme. La fonte primaria segnala che le società colpite dal ciclo ribassista partito in ottobre hanno perso fino al 90% delle quotazioni in borsa e in parte hanno liquidato le proprie detenzioni, con l’eccezione indicata di Hyperliquid Strategies. La ripresa del terzo trimestre 2026 non ha invertito questa dinamica per la maggior parte degli operatori in difficoltà.
C’è poi un rischio strutturale da tenere presente, non una raccomandazione: più le riserve crypto pesano sul bilancio di una società quotata, più il valore attribuito dal mercato al titolo dipende dalle oscillazioni di BTC ed ETH. Con 24.531 BTC in cassa, Strive è esposta a questo meccanismo in misura crescente, così come Bitmine con investimenti in ETH stimati dal primario vicini ai 15 miliardi di dollari.
Cosa monitorare
Se Strive continuerà ad acquistare al ritmo attuale, il saldo di 24.531 BTC e il peso del dividendo del 14% sulle azioni preferred diventeranno gli indicatori chiave per valutare la sostenibilità della strategia nel tempo. Se Bitmine proseguirà l’accumulo e manterrà la quota di ETH in staking, l’avvicinamento alla soglia del 5% dell’offerta circolante, attualmente al 4,9%, resterà il parametro più diretto da osservare.
Resta da vedere se la ripresa attuale si allargherà oltre Strive, Bitmine e la citata eccezione di Hyperliquid Strategies, oppure se rimarrà concentrata in un numero ristretto di operatori con accesso privilegiato al capitale. Il contesto più ampio di mercato per Bitcoin ed Ethereum fornirà ulteriori elementi per capire se questa accelerazione corporate troverà seguito o resterà un fenomeno isolato a pochi nomi.
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