Petrolio sopra i 90 dollari, Bitcoin ed Ethereum restano laterali
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Gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz hanno riacceso la crisi tra Stati Uniti e Iran, spingendo il petrolio ben oltre la soglia dei 90 dollari al barile e riportando pressione su Borse e mercati crypto. Il WTI quota attualmente 90,76 dollari, mentre il Brent viaggia a 95,39 dollari: da inizio settimana i due benchmark segnano rispettivamente +8,81% e +8,32%, secondo i dati riportati da Criptovaluta.it.
L’impatto si è trasmesso rapidamente ai mercati finanziari. Le Borse hanno chiuso ieri in rosso su entrambe le sponde dell’Atlantico e anche Bitcoin ed Ethereum hanno accusato il colpo, con un’apertura odierna ancora debole dopo la seduta negativa di ieri. Il canale di trasmissione è quello consueto nei momenti di shock energetico: il rincaro del greggio alimenta i timori sull’inflazione, che a loro volta rialimentano le attese di un atteggiamento più aggressivo della Federal Reserve sui tassi.
La dottrina “tanker to tanker” e il rischio sulle rotte energetiche
Dietro la corsa del petrolio c’è quella che la fonte descrive come una nuova dottrina statunitense, definita “tanker to tanker”: gli Stati Uniti hanno colpito due petroliere iraniane come rappresaglia agli attacchi subiti dalle proprie navi nello Stretto di Hormuz. Un funzionario di Washington, non identificato nella ricostruzione, sostiene che Teheran abbia perso il controllo dello stretto strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale.
Il rischio sulle rotte commerciali resta elevato e continua a sostenere le quotazioni del greggio, con ripercussioni dirette sui costi energetici e, di conseguenza, sulla traiettoria dell’inflazione nei prossimi mesi. È questo il meccanismo che collega un conflitto geopolitico regionale alle scelte di politica monetaria americana e, da lì, agli asset a più alto beta come le criptovalute.
Wall Street cede, il Nasdaq è il peggiore
A New York la seduta di ieri si è chiusa in negativo per tutti i principali listini. Il Nasdaq ha ceduto l’1,31%, il peggiore tra gli indici, sotto il peso dei megacap tecnologici che avevano trainato il rialzo dell’anno. Su base settimanale il quadro peggiora ulteriormente: Nasdaq a -1,51%, S&P 500 a -1,14% e Dow Jones a -1,45%.
La debolezza si estende oltre gli Stati Uniti. I future europei sono in calo e in Asia il Nikkei perde il 2,72%, scendendo a 64.350 punti. Tra i singoli titoli, Dell Technologies ha presentato conti deboli – diffusi insieme a quelli di Palo Alto Networks a mercati chiusi – mentre in controtendenza si muovono Apple e i colossi energetici Exxon Mobil e Chevron, favoriti proprio dal rialzo del greggio.
Bitcoin ed Ethereum tornano nel box range
Sul fronte crypto, Bitcoin quota 77.400 USDT ed è sostanzialmente invariato nella giornata odierna, dopo la chiusura negativa a -1,46% registrata ieri. Sul grafico daily il prezzo si trova nuovamente all’interno di un box range che dura da circa una dozzina di giorni, riprendendo quella fase di lateralità che aveva già caratterizzato luglio e la prima metà di agosto. Il primo supporto tecnico rilevante passa in area 74.280 USDT.

Situazione grafica simile per Ethereum, che quota 2.412 USDT muovendosi anch’esso all’interno del proprio box range. Qui il primo supporto rilevante è collocato in area 2.290 USDT. Per entrambi gli asset l’indicatore RSI continua a evidenziare debolezza attraverso un calo, un segnale che accompagna la fase laterale senza ancora tradursi in una rottura direzionale netta. Un confronto più ampio tra le dinamiche di BTC ed ETH in questa fase è disponibile nell’analisi dedicata al consolidamento delle due principali criptovalute.
Vale la pena distinguere questo quadro tecnico, datato 2 settembre 2026 e riferito ai livelli di 74.280 e 2.290 USDT come supporti, da altre letture circolate nello stesso periodo su piattaforme come TradingKey, che collocano un supporto di breve termine di Bitcoin poco sopra i 77.000 dollari e una resistenza a 81.500 dollari. Si tratta di rilevazioni provenienti da fonti e momenti di mercato distinti, non di un aggiornamento della stessa serie di dati: vanno trattate come scenari paralleli, non come conferma reciproca.
Un pattern che si è già visto quest’anno
La correlazione tra tensioni Iran-USA e vendite su Bitcoin non è una novità del 2026. Analisi di mercato citate da The Block avevano già documentato, a maggio, un calo di Bitcoin sotto i 77.000 dollari in seguito a dichiarazioni statunitensi più aggressive verso Teheran, in un contesto di rinnovati timori sull’inflazione. Episodi simili erano stati segnalati anche in marzo e aprile, con Bitcoin che aveva perso terreno dopo minacce militari legate allo Stretto di Hormuz.
Il filo comune, secondo queste ricostruzioni, è un ciclo di avversione al rischio in cui gli shock energetici rialimentano le attese sui tassi e finiscono per pesare sugli asset ad alto beta, categoria in cui le criptovalute rientrano insieme ai titoli tecnologici. È un pattern comportamentale da monitorare più che un meccanismo automatico: ogni episodio ha avuto intensità e durata diverse, e non tutti si sono tradotti in rotture tecniche persistenti.
L’agenda macro della settimana
Il calendario macroeconomico americano dei prossimi giorni sarà il vero banco di prova per la tenuta dei livelli attuali su Bitcoin ed Ethereum. Oggi alle 14:15 italiane è atteso il report ADP sull’occupazione privata di agosto, un primo indicatore prima del dato ufficiale.
- Oggi, 16:00: pubblicazione degli ordini alle fabbriche, seguita in serata dal Beige Book della Federal Reserve.
- Giovedì: sussidi di disoccupazione settimanali e indice ISM sui servizi, con un intervento previsto del governatore Christopher Waller.
- Venerdì, 14:30: Nonfarm Payrolls di agosto, il dato più atteso della settimana sul mercato del lavoro statunitense.
Il rincaro del petrolio complica i piani della banca centrale perché rilancia i timori sull’inflazione proprio mentre l’attenzione si concentra sul mercato del lavoro. Le attese di un rialzo dei tassi sono tornate a salire insieme ai rendimenti dei Treasury americani, e un mix di ulteriori escalation nello Stretto di Hormuz e dati macro più inflazionistici potrebbe mantenere Bitcoin ed Ethereum ancorati ai rispettivi box range, senza che questo implichi necessariamente una rottura al ribasso dei supporti individuati in area 74.280 e 2.290 USDT.
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