Smantellata truffa crypto da 15 milioni
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È finita nel migliore dei modi la storia criminale di “Lungo Company”, un’organizzazione che aveva preso di mira oltre 870 cittadini sudcoreani con un mix di truffe romantiche, false lotterie e piattaforme crypto fraudolente.
In un’operazione congiunta, la polizia di Seoul ha arrestato 25 membri del gruppo, mentre le autorità thailandesi hanno messo le mani sul capo e su altri otto elementi chiave: adesso i nove sono in attesa di estradizione verso la Corea del Sud.

A differenza delle frodi tradizionali, Lungo Company aveva ideato un nuovo modello molto ingegnoso, capace di mescolare più truffe insieme: finti risarcimenti, truffe romantiche con richieste di denaro e criptovalute inesistenti vendute come investimenti sicuri.
Il denaro sporco seguiva poi un percorso complesso: carte prepagate, micro-transazioni, cash-out nei casinò e infine la liquidazione tramite broker OTC ad alto volume nel Sud-est asiatico, il tutto orchestrato via Telegram e WeChat.
Un investigatore della polizia di Seoul ha spiegato: “Non era la classica truffa a una sola dimensione, ma una struttura pensata per confondere chiunque tentasse di seguirne le tracce”.
Il caso arriva a poche settimane da un altro colpo della polizia di Seoul, che aveva smantellato una cyber gang internazionale da 28,1 milioni di dollari, capace di colpire vip e manager sudcoreani hackerando conti bancari e wallet crypto.
LuBian, il “Mt. Gox cinese”: rivelato il più grande furto di Bitcoin mai confermato
E non si tratta di casi isolati. Gli specialisti di Arkham Intelligence hanno finalmente risolto un furto di criptovalute rimasto insoluto per anni.
Nel dicembre 2020 il mining pool cinese LuBian subì un attacco hacker da 127.426 BTC: al tempo valevano 3,5 miliardi di dollari, oggi sfiorano i 14,5 miliardi. I criminali avrebbero sfruttato alcune falle nel sistema di generazione delle chiavi private.
LuBian, esploso come “nuovo gigante” del mining nel 2020, era scomparso a inizio 2021. Molti avevano ipotizzato un’uscita strategica dal mercato per mancanza di rendimenti. La verità era invece un’altra: un furto eseguito con precisione chirurgica.
In un estremo tentativo di recupero, la società aveva persino provato a contattare l’hacker utilizzando le funzioni OP_RETURN di Bitcoin e promettendo una ricompensa. Risultato? Nessuna risposta.
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