La tabella degli Anni per fare Soldi: funziona o è una leggenda metropolitana
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Circola da anni nei principali social dedicati alla finanza la riproduzione di un foglio ingiallito dal tempo, che sembra quasi scritto a mano, dall’invitante titolo: “Periods When to Make Money – Periodi in cui fare soldi ”. Qualcuno la attribuisce a W.D. Gann, uno dei personaggi più controversi della storia della finanza americana.
William Delbert Gann (1878–1955) è stato un trader, un analista e perfino un autore. Divenne famoso per le Gann Angles, angoli geometrici utilizzati per prevedere i trend di mercato e i cicli temporali, spesso basati su numerologia, astrologia finanziaria e simmetrie storiche. Senza contare che i suoi libri più famosi: “The Tunnel Thru the Air” e “How to Make Profits in Commodities” sono pieni di riferimenti esoterici.

Insomma, un peperino niente male, che potremmo definire un incrocio tra un matematico autodidatta e un mistico finanziario. Genio per alcuni, abile venditore di fumo per altri.
La sequenza di triangoli visibile nella tabella, che divide la a storia economica in tre categorie: anni di panico, di boom e di accumulo, ha diverse somiglianze con il suo stile, ma ad oggi non esistono prove che sia lui l’autore.
Nella versione che analizziamo oggi compare in basso a destra anche una firma, sembrerebbe di “Jayce Bower 1876” e lascerebbe supporre che la tabella non sia attribuibile a Gann, nato tra l’altro nel 1878. Ma potrebbe anche appartenere a qualcuno che ha rielaborato o reinterpretato la scheda.

La tabella è un oracolo miracoloso?
La versione virale che circola in questi giorni su Linkedin, con il 2026 cerchiato in rosso, assomiglia a un oracolo vintage in salsa Jumanji, dove si incrociano le teorie di W.D. Gann, e l’astrologia. Ma come funziona questa tabella? E soprattutto, ha uno straccio di valore scientifico o di fondamento?
L’ipotesi più probabile è che si tratti di un documento apocrifo, un prodotto minore circolato tra gli analisti di inizio ’900, quando l’idea che l’economia fosse scandita da cicli quasi “naturali” era piuttosto diffusa. Del resto era l’epoca delle onde di Kondratiev, dei cicli di Juglar e dei primi tentativi di prevedere la psicologia dei mercati.
La logica era semplice: se le emozioni degli investitori si ripetono, anche i prezzi lo fanno. E così qualcuno ha probabilmente confezionato questa tabella che, a distanza di decenni, viene riscoperta come se fosse una mappa segreta del tesoro.
Come funziona la tabella per fare soldi?
La logica di funzionamento è semplice: tre fasce, tre stati d’animo collettivi del mercato.
La prima, “A. Panic Years”, raggruppa gli anni legati a shock violenti, liquidazioni forzate, eventi tragici che hanno “resettato” il sistema. Ci sono anche diverse date riconoscibili :1927, 1945, 1981, 1999 e 2019, come se il panico fosse un fenomeno ricorrente.
La seconda, “B. Good Times, High Prices”, è quella principale: qui i prezzi sono alti, l’economia gira, gli asset si gonfiano e la scheda suggerisce che sarebbe il momento di alleggerire e fare cassa. In questo blocco appare anche il famigerato 2026 che ha riacceso l’interesse della community crypto, perché coincide con il secondo anno post-halving, spesso associato ai massimi di Bitcoin.
Infine la terza fascia, “C. Hard Times, Low Prices”, rappresenta la fase depressiva del ciclo: prezzi compressi, crescita debole, sentiment negativo. È descritta come il momento migliore per accumulare, quello in cui si compra mentre gli altri scappano. Ma dobbiamo averla già sentita.
In sostanza, la scheda prende in esame l’intera complessità macroeconomica e la comprime in una sequenza rigida di stati emotivi: euforia, panico, ricostruzione. E questo basterebbe da solo a evidenziarne i limiti.
Ed ecco la domanda del secolo: una struttura del genere può predire qualcosa? La risposta secca è no.
Quella più sfumata è che dipende da cosa si cerca: come strumento operativo ha valore zero ma come feticcio culturale, che racconta come gli investitori hanno provato a dare ordine al caos dei mercati, è più interessante.
La tabella piace a noi, non hai mercati
La verità è che questa tabella sopravvive perché piace a noi, non ai mercati. Il suo successo non dipende dall’accuratezza ma da quello che rappresenta: l’illusione rassicurante che l’incertezza sia governata da pattern nascosti.
È il fascino dell’ordine nel caos. La promessa che, se capisci la sequenza, puoi anticipare il futuro. Purtroppo i mercati non funzionano in questo modo. Non nel 1927, nel 1999, e nemmeno nel 2026.
Ed è proprio questo il punto. La tabella è un reperto interessante perché ricorda che ogni generazione di investitori inventa il proprio modo di razionalizzare l’imprevedibile. Oggi lo facciamo con le metriche on-chain, gli incroci della morte (Death Cross, Ndr) e i modelli di liquidità globale. In passato ci si affidava a complicati triangoli disegnati a mano.
Ma bisogno di trovare un pattern, nelle crypto come nella vita, è sempre lo stesso.
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