Stablecoin in Italia: minaccia per le banche o nuova opportunità?
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Si chiamano stablecoin, che letteralmente significa “moneta stabile”. A differenza delle altre criptovalute, infatti, questa tipologia di asset digitale non è soggetta a volatilità, in quanto è ancorata a una valuta fiat che ne sostiene il valore nel tempo, in proporzione 1:1.
L’importanza delle stablecoin è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, fino ad acquisire un ruolo centrale nella finanza globale. Infatti, le criptovalute più utilizzate al mondo oggi non sono Ethereum e i suoi derivati, e nemmeno Bitcoin. A scambiare miliardi di dollari ogni giorno sono le stablecoin: USDT di Tether in primis, seguita da USDC di Circle e dalle diverse nuove stablecoin che vengono create dalle società di criptovaluta, come le recenti RLUSD di Ripple e USDH di Hyperliquid/Native Markets.
Inizialmente, l’Europa ha assunto una posizione di antagonismo nei confronti delle stablecoin, soprattutto considerando che tutte quelle attualmente circolanti sono ancorate al dollaro statunitense (USD). Dopo l’approvazione del GENIUS Act negli Stati Uniti, però, l’UE è stata letteralmente costretta ad apportare delle modifiche al quadro normativo MiCA che regola l’utilizzo delle criptovalute nei Paesi europei, allo scopo di muoversi verso la creazione di stablecoin regolate e denominate in euro.
In un precedente articolo pubblicato da Cryptonews Italia, abbiamo già discusso dell’impatto che il GENIUS Act ha avuto sulle stablecoin, sulle criptovalute in generale, e sul dollaro statunitense. Negli ultimi anni, infatti, l’avvento delle criptovalute, l’acuirsi della guerra economica tra USA e Cina e altri fattori macroeconomici, avevano notevolmente indebolito il dollaro mettendo a rischio la sua dominanza nel panorama finanziario globale.
Dopo l’entrata in vigore del GENIUS Act, le cose sono radicalmente cambiate. L’approvazione delle stablecoin ne ha favorito la diffusione, inoltre ha offerto l’opportunità a una larga fetta della popolazione globale (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e nella regione APAC) di accedere ai servizi finanziari senza essere costretti a passare dalle banche.
Cosa sono le stablecoin e che impatto hanno sulle banche italiane
Come abbiamo accennato in apertura, a differenza delle altre criptovalute, il cui prezzo oscilla in base alla domanda di mercato, le stablecoin sono progettate per mantenere un valore stabile grazie all’ancoraggio 1:1 a una valuta fiat. Questo le rende ideali come mezzo di pagamento e come riserva di valore digitale.
Per quanto riguarda l’Italia, la diffusione delle stablecoin apre un dibattito cruciale: questi nuovi strumenti finanziari rappresentano una minaccia al sistema bancario tradizionale o, al contrario, possono trasformarsi in un’opportunità per innovare pagamenti e gestione della liquidità?
Le banche italiane, abituate a gestire conti correnti in euro, si pongono infatti questo interrogativo: se un cliente può detenere e trasferire denaro digitale in tempo reale, senza commissioni significative e senza intermediari, cosa ne sarà del ruolo delle banche come custodi e processori dei pagamenti?
L’ombra del dollaro sui pagamenti italiani
Un’altra problematica che ruota intorno alle stablecoin, almeno per il momento, è che le più diffuse (USDT e USDC) sono ancorate al dollaro statunitense.
In Italia, questo significa che le aziende e i privati che scelgono USDT o USDC finiscono, di fatto, per utilizzare un surrogato digitale del dollaro al posto dell’euro.
I vantaggi sono evidenti:
- Trasferimenti rapidi e globali, operativi 24/7
- Costi inferiori rispetto ai bonifici internazionali
- Integrazione immediata con piattaforme DeFi e exchange
Ma c’è anche un grosso rischio: l’adozione di massa di stablecoin ancorate al dollaro porterebbe alla perdita di una grossa parte della sovranità monetaria europea. I cittadini e le imprese finirebbero con lo spostare liquidità fuori dal circuito bancario nazionale verso infrastrutture non sempre regolamentate.
L’Europa risponde: stablecoin in euro e MiCA
Per contrastare questo scenario, alcuni Paesi dell’Unione Europea (tra cui l’Italia) hanno proposto di introdurre delle modifiche al regolamento MiCA, che disciplina l’emissione di stablecoin e cripto-attività. Questo quadro normativo permetterà la nascita di stablecoin denominate in euro, emesse da operatori vigilati e con riserve trasparenti.
Per l’Italia, questo significa la possibilità di avere strumenti digitali sicuri e regolati, che possano integrarsi con i conti correnti e i sistemi di pagamento tradizionali. In futuro, quindi, i clienti delle banche italiane potranno trasferire stablecoin denominate in euro dal proprio conto bancario, spenderle su piattaforme online o inviarle all’estero, con la stessa facilità di un bonifico ma con costi e tempi molto inferiori.
Impatto sui conti correnti e sui pagamenti
L’adozione delle stablecoin potrebbe ridisegnare profondamente il rapporto tra cittadini, imprese e banche:
- Conti correnti ibridi – Le banche potrebbero offrire conti che integrano saldo in euro tradizionali e saldo in stablecoin, permettendo al cliente di scegliere la forma più conveniente di denaro digitale.
- Pagamenti più rapidi – Transazioni istantanee e a basso costo, anche oltre i confini dell’area SEPA, potrebbero ridurre la dipendenza da circuiti come Visa e Mastercard.
È ovvio però che questo favorirà la competizione tra le startup fintech, le piattaforme cripto e le banche, con queste ultime che potrebbero vedersi sottrarre significative quote di mercato nei servizi di pagamento e gestione della liquidità.
In compenso, le banche che abbracceranno le stablecoin potrebbero diventare custodi regolati di asset digitali, offrendo servizi a valore aggiunto come pagamenti automatici, micro-transazioni e soluzioni per l’e-commerce, accedendo così a nuove opportunità di business.
Minaccia o opportunità?
Fondamentalmente, le stablecoin sono degli strumenti finanziari neutri la cui diffusione si limita a porre nuove sfide competitive, soprattutto in Italia. Le banche che ignoreranno questa tendenza finiranno col perdere rilevanza rispetto a quelle che sapranno integrare le nuove soluzioni cripto, rafforzando il proprio ruolo in un ecosistema finanziario in rapida evoluzione.
Dal punto di vista dei regolatori, sarà essenziale vigilare affinché le stablecoin non indeboliscano la stabilità del sistema finanziario né sostituiscano progressivamente l’euro con il dollaro digitale.
In ultima analisi le stablecoin sono un fenomeno destinato a crescere, anche in Italia. La domanda non è se diventeranno parte del nostro sistema di pagamenti, ma in che forma e con quali regole.
Per le banche italiane, il bivio è chiaro: resistere all’innovazione con il rischio di essere marginalizzate, oppure abbracciarla e trasformarla in una fonte di nuove opportunità.
In altre parole, più che una minaccia, le stablecoin potrebbero rivelarsi la nuova opportunità per modernizzare il sistema finanziario italiano e renderlo più competitivo a livello globale.
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