Francia, Austria e Italia vogliono inasprire il quadro normativo MiCA
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Nonostante la promessa di armonizzare la supervisione delle criptovalute all’interno dell’Unione Europea, a pochi mesi dalla sua entrata in vigore il regolamento MiCA sta già mostrando alcune lacune.
A lanciare l’allarme sono state tre autorità di regolamentazione, la francese AMF, l’austriaca FMA e l’italiana CONSOB.
Proposte per un quadro normativo più severo
Secondo questi tre Paesi, l’applicazione della legge varia troppo da un Paese all’altro dell’Unione, vanificando di fatto l’equità del livello di protezione degli investitori. Il divario tra le differenti nazioni, inoltre, potrebbe indurre alcune aziende a trasferire le proprie attività nei Paesi dove le norme sono più flessibili, indebolendo così l’ambizione europea di un mercato unificato.
Di fronte a questa constatazione, Francia, Italia e Austria hanno avanzato un piano di inasprimento costituito da tre proposte.
- Prima proposta: Al fine di evitare un mosaico di normative nazionali e garantire una vigilanza omogenea, la supervisione dei maggiori fornitori di servizi di criptovaluta andrebbe affidata direttamente all’ESMA.
- Seconda proposta: Colmare le lacune che consentono agli intermediari europei di indirizzare gli ordini verso piattaforme offshore. Questa pratica priva gli investitori della protezione MiCA e apre la porta ad abusi.
- Terza proposta: Imporre audit indipendenti sulla sicurezza informatica prima di qualsiasi rilascio o rinnovo di licenza. Le autorità di regolamentazione ricordano che il settore è uno dei bersagli preferiti dagli hacker.
I rischi di un mercato frammentato
Come accennato in apertura, l’adozione del MiCA aveva l’ambizione di porre fine alle divergenze normative in Europa. Ma senza questi adeguamenti, l’AMF, la FMA e la CONSOB ritengono che la frammentazione sia nuovamente a rischio.
Ogni autorità di regolamentazione nazionale potrebbe essere costretta ad adottare misure di emergenza, creando un ambiente instabile e difficile da prevedere per le imprese.

Un altro rischio è quello della competitività. Se l’Europa appare meno esigente rispetto agli standard del Financial Stability Board o dell’IOSCO, potrebbe perdere credibilità agli occhi degli investitori internazionali.
Analisi: un segnale forte agli operatori del settore delle criptovalute
La posizione di Parigi, Vienna e Roma invia un messaggio chiaro: l’era della sperimentazione senza freni è finita. Le autorità di regolamentazione vogliono una sorveglianza centralizzata, controlli rafforzati e una maggiore trasparenza.
Per le grandi piattaforme, l’adeguamento sarà costoso. Ma per gli investitori, questo rafforzamento potrebbe costituire un’ulteriore garanzia. In un mercato ancora segnato da scandali e crolli, questa esigenza di rigore appare legittima.
MiCA, un quadro normativo ancora in fase di costruzione
In sintesi, i paesi all’origine di questa iniziativa desiderano l’istituzione di un sistema centralizzato di deposito dei white paper. Obiettivo: semplificare le procedure transfrontaliere e offrire maggiore chiarezza giuridica.

Il MiCA è presentato come un passo avanti storico per l’Europa. Tuttavia, la sua applicazione rivela già dei limiti. Chiedendo all’UE di rivedere la sua bozza, Francia, Austria e Italia ricordano che la regolamentazione delle criptovalute è un lavoro in evoluzione.
La battaglia sul quadro normativo MiCA è solo all’inizio. I prossimi mesi diranno se l’Unione Europea sceglierà di rafforzare rapidamente il dispositivo o di lasciare che ogni Stato proceda al proprio ritmo, con il rischio di perdere l’unità ricercata.
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