Perché le criptovalute sono in ribasso oggi?
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Continua il bagno di sangue nel mercato crypto. La maggior parte degli asset ha registrato delle perdite nelle ultime 24 ore e la capitalizzazione del mercato è scesa del 2,4% fino a 3,870 miliardi di dollari.
Pioggia di rosso sul mercato crypto
Solo tre delle prime 100 crypto per market cap sono in verde, mentre le altre sono scivolate al ribasso.
Bitcoin ha perso un altro 2%, scendendo sotto la soglia dei 110.000 dollari e attestandosi a 109.971 dollari. Ethereum ha fatto peggio, con un calo del 5% fino al livello di 4.414 dollari.
Solana ha ceduto il 7,5% fermandosi a 187,85 dollari. Male anche la meme coin Dogecoin, giù del 6% a 0,2097 dollari. La flessione più contenuta rimane quella di BNB, che perde solo l’1,2% e si attesta a 862 dollari.
La performance peggiore è quella di Chainlink, crollata del 9,8% fino a 23,08 dollari. Segue OKB (OKB) con un calo dell’8,4% a 172 dollari.
Sono poche le altcoin rimaste in positivo. Una di queste è Cronos che ha messo a segno un rialzo dell’1,9% ed è salita fino a 0,1598 dollari, mentre le altre due crypto in verde sono rimaste sotto lo 0,5%, praticamente invariate.
Perché il mercato crypto è in ribasso?
La flessione del mercato crypto segue Wall Street. Dopo lo slancio dato dal discorso dovish di Jerome Powell, al simposio economico di Jackson Hole, in cui ha accennato a un possibile taglio dei tassi di interesse, gli indici azionari americani hanno perso terreno e gli asset crypto hanno registrato una correzione.
A pesare sono state le prese di profitto e anche l’eccessivo ricorso alla leva.
Secondo i dati della piattaforma CoinGlass, nelle ultime 24 ore sono stati liquidati contratti per 941,8 milioni di dollari. Ethereum è stato il più colpito, con 324 milioni spazzati via, seguito da Bitcoin con 209 milioni di dollari.
Per Sean Dawson, responsabile della ricerca presso la piattaforma di opzioni onchain Derive.xyz, la causa è da ricercare nel posizionamento eccessivo dei trader, spinti dalla corsa al rialzo di Ethereum nel weekend. Ad aggravare è stato anche il calo notturno dell’S&P 500, che ha trascinato al ribasso gli asset crypto.

Lunedì, sia i fondi su Bitcoin sia quelli su Ethereum hanno registrato degli afflussi per 219 milioni di dollari per BTC, oltre 443 milioni per ETH. Ma non è bastato a contenere la pressione ribassista.
Il sentiment del mercato si è deteriorato. L’indice Fear & Greed è sceso a 43, il livello più basso da fine giugno, confermando che è tornata la paura nei mercati.
Inoltre, lo skew 25-delta, indicatore per misurare il sentiment dei trader, è diventato negativo sia per BTC che per ETH. Un segnale che indica una netta preferenza dei trader per le opzioni put, quindi per la protezione dal ribasso.
Secondo Sean Dawson, i movimenti degli ultimi giorni riflettono l’ansia dei trader, che si preparano a due eventi chiave: i dati sul PIL degli Stati Uniti in arrivo il 28 agosto e il tasso di disoccupazione atteso a inizio settembre.
Bitcoin potrebbe scendere sotto i 100.000 dollari?
Per Sean Dawson c’è il rischio che Bitcoin continui a calare. Le probabilità che l’asset scenda a 100.000 dollari entro fine settembre sono salite dal 20% al 35%. Per Ethereum, la possibilità di un ritorno sotto i 4.000 dollari ha superato il 55%.
Vista la pressione macro e l’aumento della volatilità, secondo Dawson, i mercati stanno cercando un nuovo equilibrio. Ma il percorso potrebbe essere più turbolento di quanto molti si aspettassero.

Dopo il tonfo di Bitcoin, l’economista Peter Schiff ne ha approfittato per ribadire la sua visione ribassista, lanciando un nuovo avvertimento ai mercati.
Secondo l’esperto, i titolari dell’asset dovrebbero “vendere ora e ricomprare più avanti”, dato che potrebbe crollare ai livelli di aprile, attorno ai 75.000 dollari, poco sotto il costo medio di acquisto di Strategy.
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