Vitalik Buterin ha spiegato come vuole stabilizzare le gas fee di Ethereum
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In un post pubblicato su X nel fine settimana, Buterin ha spiegato la sua idea per garantire che le commissioni pagate sulla rete di Ethereum per il suo utilizzo, le cosiddette gas fee, siano non solo basse ma anche prevedibili.
Il problema principale di Ethereum non sono infatti i costi delle fee, generalmente bassi, ma la loro imprevedibilità. Se per l’utente singolo questo cambia poco, per una struttura che opera in De-Fi come un bridge o un exchange, anche pochi centesimi in più a transazione fanno la differenza.
Vitalik Buterin: creiamo dei futures sulle gas fee
Da qui l’idea di Vitalik Buterin per superare questo inconveniente che è geniale quanto complessa.
Secondo Buterin, un sistema di futures on-chain sul gas consentirebbe agli utenti di stabilire in anticipo il prezzo del gas. Il concetto ricalca quello dei mercati futures tradizionali, come quelli delle materie prime, dove acquirenti e venditori concordano un prezzo fisso per una data futura.
Applicato a Ethereum, il meccanismo permetterebbe di pagare in anticipo una certa quantità di gas da utilizzare in un determinato periodo, proteggendosi dagli aumenti delle commissioni.
Il tutto certificato dalla blockchain di Ethereum e dai suoi smart contract, in maniera automatica e senza costi aggiuntivi.
Le fee di Ethereum nel 2025 e il problema della volatilità
Quest’anno i costi del gas si sono ridotti, in gran parte per merito dei layer2 che hanno ridotto il carico di lavoro della rete. Parliamo di 0,474 gwei (1 ETH = 1.000.000.000 gwei), circa un centesimo di dollaro, secondo i dati di Etherscan.
Le operazioni più complesse restano più costose. Gli swap di token hanno un costo di circa 0,16 dollari, le transazioni NFT 0,27 dollari e i bridge cross-chain 0,05 dollari.
La volatilità delle fee, come detto in apertura, rimane però un problema. I dati di YCharts mostrano che nel 2025 le commissioni medie di Ethereum sono partite da circa 1 dollaro per poi scendere a 0,30 dollari, con oscillazioni fino a picchi di 2,60 dollari e minimi di 0,18 dollari.
Le riserve di ETH sugli exchange sono ai minimi storici
La quantità di Ether detenuta sugli exchange centralizzati, secondo i dati di forklog, è scesa a un minimo storico. I saldi sono arrivati all’8,7% dell’offerta, la quota più bassa dalla nascita di Ethereum nel 2015.
Il dato rappresenta un calo del 43% rispetto a luglio, una dinamica che, secondo gli analisti, sta creando le condizioni per una possibile compressione del mercato.
Il motivo è presto detto, sempre più token ETH vengono destinati a staking, restaking, reti layer-2, collateralizzazione nella DeFi, riserve di tesoreria in asset digitali e autocustodia di lungo periodo, tutte soluzioni che svuotano gli exchange.
Secondo la società di ricerca Milk Road, Ethereum si trova ora nel suo “ambiente di offerta più ristretto di sempre”, con le riserve di Bitcoin che restano su livelli più elevati.
Il confronto con Bitcoin rende questo squilibrio ancora più evidente. Mentre su Ethereum l’offerta liquida continua ad assottigliarsi, BTC mantiene ancora una presenza ben più ampia sugli exchange, con una struttura di mercato più fluida nel breve periodo.
È proprio questa differenza che sta attirando l’attenzione degli analisti: meno ETH disponibile significa anche un mercato potenzialmente più sensibile a movimenti rapidi del prezzo, nel bene e nel male, nel momento in cui dovesse tornare una domanda più aggressiva.
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