Il paradosso di Ethereum: predica decentralizzazione ma è controllato da pochi
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La decentralizzazione rappresenta uno dei principi fondanti delle blockchain, considerata la chiave per creare sistemi aperti e resilienti.
Questo concetto è al centro di numerosi dibattiti nel settore crypto, soprattutto in relazione a Ethereum, una delle piattaforme più importanti del settore.
Negli ultimi mesi però, sono emerse accuse pesanti da parte di sviluppatori core che mettono in dubbio la distribuzione del potere decisionale all’interno della blockchain di Ethereum.
Ethereum controllato da pochi? La denuncia di Péter Szilágyi
Péter Szilágyi, ex sviluppatore core di Ethereum e storico capo dello sviluppo di Geth, ha pubblicato una lettera che ha fatto scalpore nella comunità crypto. Nel documento, Szilágyi denuncia che, nonostante Ethereum si presenti pubblicamente come un progetto decentralizzato, in realtà è controllato da un piccolo gruppo di 5-10 persone.
Tra questi, Vitalik Buterin mantiene un “controllo indiretto ma completo” sul network, influenzando le decisioni chiave tramite donazioni, investimenti personali e allocazione delle risorse per la ricerca.
Questo ristretto circolo funge da élite dominante e ha instaurato quello che Szilágyi definisce un “protocol capture”, ovvero una condizione in cui pochi attori concentrano potere e influenza a scapito dell’ecosistema.
La situazione è aggravata dal fatto che i nuovi progetti cercano quasi sempre l’approvazione e il sostegno di questi pochi influenti personaggi, trasformandoli nel fulcro per avere successo. Il sistema premia legami personali e relazioni con questa élite, limitando la concorrenza e relegando gli sviluppatori indipendenti a ruoli marginali.
Inoltre, Szilágyi denuncia una politica di compensi non adeguati da parte della Ethereum Foundation, che ha portato molti contributori chiave a cercare altrove opportunità più redditizie.
Questa concentrazione di potere solleva una questione cruciale: come si misura effettivamente la decentralizzazione di una blockchain?
Il coefficiente di Nakamoto: una misura reale di decentralizzazione
Per valutare la decentralizzazione in modo più oggettivo si utilizza il coefficiente di Nakamoto, che indica quante entità indipendenti sono necessarie per prendere il controllo di una rete.
Più alto è il coefficiente, più la rete è considerata resistente alla centralizzazione. Secondo il report Chainspect 2025, blockchain come Polkadot, Kusama e Moonbeam hanno coefficienti molto alti (153-157), mentre Bitcoin ed Ethereum risultano tra le più centralizzate, con coefficienti rispettivamente di 3 e 5.
Nel caso di Bitcoin, il potere si concentra in soli tre grandi pool di mining che controllano oltre il 60% dell’hashrate:
- Foundry USA
- AntPool
- ViaBTC
Ethereum, invece, è guidato da cinque principali operatori di staking, tra cui Lido, Coinbase e Binance, che possiedono complessivamente oltre il 51% dello stake totale.
Questo indica che, nonostante la narrativa decentralizzata, il potere operativo nelle due reti è fortemente concentrato. Sebbene questa concentrazione possa sembrare preoccupante, è importante capire che non implica necessariamente un immediato rischio di sicurezza per le reti.
Centralizzazione e sicurezza: un equilibrio delicato
La presenza di pochi grandi attori al comando non si traduce automaticamente in vulnerabilità. Infatti, per Bitcoin ed Ethereum, il costo economico e reputazionale di coordinare un attacco o manipolare la rete è estremamente elevato.
I principali operatori hanno un forte interesse a mantenere l’integrità e la stabilità del sistema, poiché una compromissione della rete danneggerebbe gravemente il loro patrimonio e la fiducia degli utenti. Questo equilibrio delicato tra decentralizzazione teorica e realtà economica è ciò che, ad oggi, tutela la sicurezza di queste piattaforme.
Nella stessa ottica, guardiamo infine a un progetto emergente che cerca di migliorare l’efficienza di Bitcoin, rappresentando il futuro delle blockchain.
Bitcoin Hyper: il futuro efficiente di Bitcoin
Bitcoin Hyper è una soluzione Layer-2 in prevendita che promette di superare i limiti di scalabilità della rete Bitcoin senza sacrificare la sua sicurezza.
Progettato per integrare la sicurezza del mainnet di Bitcoin con la velocità e la flessibilità della Solana Virtual Machine, Bitcoin Hyper potrà gestire migliaia di transazioni al secondo, riducendo le commissioni e migliorando l’esperienza utente.

Grazie a un sistema di rollup, garantisce la finalità delle transazioni appoggiandosi periodicamente alla blockchain principale di Bitcoin.
Con oltre $24 milioni già raccolti, questo progetto si propone come una tra le iniziative più promettenti del panorama Web3 per il 2025, aprendo la strada a nuove applicazioni DeFi e NFT nel mondo Bitcoin.
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