Bitcoin scende sotto 77.000$: geopolitica e ETF pesano sul mercato
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Bitcoin è sceso sotto la soglia dei 77.000$ nel weekend, in un movimento attribuito presumibilmente a un mix di bassa liquidità e timori geopolitici legati a voci su tensioni in Iran. Nelle 24 ore BTC ha toccato un minimo a 78.650$, in calo del 6,4%, mentre Ethereum ha perso l’8,1% scivolando a 4.120$. Il sell-off si inserisce in un contesto macro fragile per gli asset risk-on, con investitori europei già cauti dopo settimane di deflussi dagli ETF e rafforzamento del dollaro.
Cosa ha innescato il calo improvviso del mercato crypto?
Il movimento si è sviluppato in un fine settimana a volumi ridotti, con il volume spot su Bitcoin in calo del 18% rispetto alla media settimanale, amplificando l’impatto di ordini relativamente modesti. La rottura del supporto tecnico a 80.000$ ha attivato stop-loss automatici, accelerando il ribasso verso l’area 78.000–79.000$.
Dal punto di vista tecnico, l’RSI giornaliero di BTC è sceso a 32, vicino alla zona di ipervenduto, mentre il MACD resta negativo con istogramma in espansione. La media mobile a 50 giorni passa a 83.200$, ora prima resistenza chiave, mentre il supporto successivo si colloca a 75.000$, livello monitorato dai trader italiani come possibile area di reazione.
Il calo ha avuto effetti immediati anche sulle dinamiche di crollo Bitcoin e crypto, con le principali altcoin in doppia cifra negativa. Ethereum ha visto l’RSI a 34 e una perdita settimanale del 11,7%, mentre molte altcoin a media capitalizzazione hanno rotto supporti chiave.
ETF, on-chain e struttura di mercato sotto pressione
Il contesto resta appesantito dai deflussi istituzionali: gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 1,5 miliardi di dollari nell’ultima settimana, estendendo una tendenza negativa iniziata a novembre. Questo riduce il supporto strutturale alla domanda spot, fattore cruciale per la stabilità dei prezzi.
Sul fronte on-chain, la supply di BTC sugli exchange è aumentata dello 0,6% su base settimanale, segnale che alcuni investitori stanno trasferendo monete per potenziali vendite. Parallelamente, i movimenti whale sopra i 1.000 BTC sono cresciuti del 12% nelle ultime 48 ore, indicando attività difensiva più che accumulazione.
Questa dinamica si riflette anche sulle aree tecniche chiave di Bitcoin, ora sotto stretta osservazione dai desk europei. In ottica MiCA, una maggiore trasparenza sugli exchange regolamentati UE potrebbe attenuare shock simili nel medio periodo, ma nel breve la volatilità resta elevata.
Quali rischi e opportunità per gli investitori italiani?
Il contro-argomento al quadro ribassista è storico: febbraio ha mostrato un rendimento medio di Bitcoin pari a +14,3% negli ultimi cicli, e il Fear & Greed Index a 20 segnala “paura estrema”, spesso associata a fasi di rimbalzo tecnico. Tuttavia, un ritorno sopra 83.000$ con volumi in aumento sarebbe necessario per invalidare lo scenario di consolidamento debole.
Per i retail italiani, il contesto richiede gestione del rischio: operatività spot, sizing ridotto e attenzione alle altcoin sotto pressione, più sensibili a nuovi shock macro. Le incertezze geopolitiche e le aspettative sulle prossime mosse della Fed restano catalizzatori chiave.
In sintesi, il mercato crypto entra in una fase di stress test: la tenuta dell’area 75.000$ su Bitcoin e l’evoluzione dei flussi ETF determineranno se il calo resterà un episodio di volatilità o l’inizio di un consolidamento più profondo per il primo trimestre 2026.