Ethereum sotto $2.200: il mercato teme un replay del 2018
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Ethereum sta attraversando una delle fasi più deboli degli ultimi anni e, secondo quanto osservato dai trader, il movimento richiama dinamiche già viste nel 2018. ETH quota $2.100, in calo del 10,6% su base mensile e del 27% da inizio 2026, con sei candele monthly consecutive negative. Il contesto macro europeo, tra politiche monetarie restrittive e approccio prudente degli investitori italiani verso gli asset MiCA-compliant, amplifica la pressione sul mercato.
Cosa sta succedendo davvero al prezzo di Ethereum?
Dal massimo storico di $4.955 registrato ad agosto, Ethereum ha perso il 56%, entrando tecnicamente in una fase di bear market dopo la rottura del supporto a $2.900. Questo livello era considerato una soglia strutturale: la sua violazione ha innescato vendite accelerate e la perdita anche dell’area $2.450, coincidente con la SMA 50 monthly.
Per i lettori che arrivano “a freddo”, un supporto è un’area di prezzo dove storicamente la domanda tende a superare l’offerta. La sua rottura segnala che i compratori si stanno ritirando, un tema ricorrente in questa fase di crollo del mercato crypto.
Indicatori tecnici e dati on-chain ricordano il 2018
L’RSI daily di ETH oscilla intorno a 28 punti, in territorio di ipervenduto, un livello simile a quello osservato nei minimi del 2018. Anche i volumi raccontano una storia difensiva: nelle ultime settimane si scambiano circa 15 milioni di ETH al giorno, con picchi concentrati nelle fasi di sell-off.
Sul fronte on-chain, le fee medie sono scese a 15 gwei negli ultimi sette giorni, segnale di domanda moderata sulla rete base. In parallelo, le transazioni Layer-2 crescono del 12% su base annua, con TVL complessiva a $45 miliardi nonostante un -7% settimanale, confermando che l’ecosistema Ethereum resta attivo anche in fase di prezzo debole.
ETF, liquidazioni e implicazioni per investitori europei
Un elemento chiave è il comportamento degli investitori istituzionali: gli ETF spot su Ethereum hanno registrato deflussi per $210 milioni nell’ultima settimana. Questo riduce il cuscinetto di domanda che, finora, aveva limitato discese più violente.
Le liquidazioni sui future mostrano però una differenza rispetto al passato. Il sell-off di fine gennaio ha bruciato $1,07 miliardi, contro i $4,35 miliardi del crash autunnale, indicando meno leva e un mercato più “pulito”. Per i trader italiani, questo significa meno rischio di shock improvvisi, ma anche minore probabilità di rimbalzi rapidi.
Il rischio principale: quali livelli guardano i trader?
Il supporto immediato resta l’area $2.050-$2.100, mentre una rottura aprirebbe spazio verso $1.750, minimo tecnico osservato dieci mesi fa. Le resistenze più vicine si collocano tra $2.450 e $2.500, ex zona di congestione ad alti volumi nel 2025.
In un mercato dove anche altre altcoin mostrano rottura dei supporti, la prudenza resta centrale. La CONSOB continua a richiamare l’attenzione sulla volatilità degli asset digitali, un messaggio particolarmente rilevante per i portafogli retail italiani.
In sintesi, Ethereum mostra segnali tecnici e comportamentali che giustificano il confronto con il 2018, ma con un ecosistema più maturo e una struttura di mercato meno levereggiata. Il prossimo test sui supporti determinerà se si tratta di una fase di consolidamento profondo o dell’inizio di una nuova gamba ribassista.
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