Tether diventa il più grande acquirente d’oro al mondo

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Ultimo aggiornamento: 
Disclaimer: le criptovalute sono una classe di asset ad alto rischio. Questo articolo è fornito a scopo informativo e non costituisce un consiglio di investimento. Potresti perdere tutto il tuo capitale.

Tether, l’emittente della stablecoin USDT, nel terzo trimestre ha comprato più oro di qualsiasi banca centrale al mondo secondo un’inchiesta del Financial Times.

Tether ha infatti acquistato 26 tonnellate d’oro nel corso dell’anno, portando le sue riserve complessive a oltre 116 tonnellate.

Si tratta di una posizione sufficiente a farne il maggior detentore “indipendente” di oro, cioè al di fuori di banche centrali e governi, con un peso che rappresenta circa il 2% della domanda globale e quasi il 12% degli acquisti annuali delle banche centrali.

Tether mantiene anche esposizioni significative in Bitcoin, ma il valore delle riserve in oro ha superato la quota legata alla principale criptovaluta, con una strategia sempre più aggressiva verso gli asset reali.

Le mosse su Elemental Altus e la strategia nelle royalty aurifere

L’espansione non si limita all’acquisto fisico di lingotti, Tether sta puntando anche sul business delle royalty, società che finanziano progetti minerari in cambio di una percentuale dei ricavi futuri.

A giugno, Tether Investments, l’entità che gestisce gli utili dell’azienda, ha acquistato una quota di minoranza nel gruppo di royalty Elemental Altus, quotato a Toronto, per circa 105 milioni di dollari.

A settembre ha poi investito altri 100 milioni di dollari, in concomitanza con la fusione di Elemental con la rivale EMX, arrivando a detenere una partecipazione di controllo nella nuova società combinata.

La reazione di S&P: rating “5” per USDT e dubbi sulla trasparenza

Questa strategia più aggressiva sugli asset rischiosi coincide con una valutazione tutt’altro che lusinghiera da parte di S&P Global.

In un recente report, l’agenzia ha assegnato a USDT il punteggio “5”, ovvero il livello più basso nella scala di rischio introdotta nel 2023, declassando il rating rispetto al precedente “4”.

S&P ha motivato la decisione citando la crescente allocazione verso asset considerati ad alto rischio all’interno delle riserve di Tether, includendo non solo Bitcoin, ma anche obbligazioni societarie, prestiti garantiti e altri investimenti sensibili ai movimenti di mercato, ai tassi d’interesse e ai cambi.

Tether ha respinto le critiche, sostenendo di aver sempre garantito piena convertibilità di USDT anche durante le fasi più turbolente dei mercati, dalle crisi bancarie ai fallimenti degli exchange.

L’azienda rivendica l’emissione complessiva di circa 184 miliardi di dollari di USDT, affermando di disporre di riserve adeguate tra Treasury USA e altri asset per coprire le richieste di rimborso.

Un contesto normativo in mutamento per stablecoin e riserve

Il dibattito sulla composizione delle riserve di Tether arriva in un momento in cui la regolamentazione di stablecoin e asset digitali sta cambiando rapidamente, soprattutto negli Stati Uniti.

Un’analisi recente sul cosiddetto GENIUS Act, la nuova legge firmata quest’estate dal presidente Trump, sostiene che il vero obiettivo potrebbe essere la gestione del debito pubblico più che la tutela degli investitori crypto.

Il testo del GENIUS Act prevede infatti che ogni stablecoin in circolazione sia coperta al 100% da Treasury USA, escludendo esplicitamente altre forme di collaterale come conti bancari non garantiti o obbligazioni societarie.

In un mercato dei token stabili che vale oltre 300 miliardi di dollari, questo meccanismo rischia di trasformare l’intero settore in un enorme canale di domanda forzata per il debito federale.

Cosa significa per il mercato crypto e per gli investitori

Dal punto di vista del mercato, il fatto che Tether sia diventata il più grande acquirente di oro del terzo trimestre e allo stesso tempo abbia ricevuto un rating “debole” da S&P crea un quadro ambiguo.

Da un lato, l’azienda appare più patrimonializzata e aggressiva nella gestione delle sue riserve, con un’esposizione importante ad asset reali come l’oro, dall’altro, la mancanza di trasparenza sui singoli collaterali e sulla qualità creditizia di controparti e custodi continua a preoccupare regolatori e agenzie di rating.

Per chi usa USDT come strumento operativo, il nodo centrale resta sempre lo stesso: quanto ci si può fidare del fatto che, in uno scenario di stress estremo, tutti i token possano essere effettivamente riscattati a 1 dollaro?

L’acquisto di 26 tonnellate di oro, la scalata in una società di royalty minerarie e la crescente esposizione al metallo prezioso aggiungono un tassello importante a questa discussione, ma non risolvono il tema della trasparenza.

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