Oro, argento e Bitcoin ridisegnano gli asset macro nel 2026
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Il rally simultaneo di oro, argento e Bitcoin sta ridefinendo il perimetro degli asset macro nel 2026, secondo quanto osservato nei mercati globali. Bitcoin scambia tra 77.118$ e 78.779$, in calo dell’1,9% nelle ultime 24 ore ma ancora +6,4% su base settimanale, mentre oro e argento restano vicini ai massimi storici nonostante forti ritracciamenti intraday. Il contesto è quello di tassi in graduale discesa, inflazione persistente e tensioni sul carry trade giapponese, fattori che contano anche per gli investitori europei soggetti al quadro MiCA.
Cosa sta guidando la convergenza tra metalli e Bitcoin?
Tra fine 2025 e inizio 2026 i metalli preziosi e industriali hanno registrato movimenti sincronizzati: l’argento è ancora a +190% dal 2025, il platino a +135% e l’oro a +87%, pur avendo ritracciato circa il 8–12% dagli ATH di gennaio. Questi movimenti indicano una ricerca di protezione dal rischio monetario, con il mercato che inizia a prezzare stress macro prima che emergano nei dati ufficiali.
Bitcoin si inserisce sempre più in questa narrativa come asset sensibile alla liquidità globale. L’RSI daily è a 41,8, segnalando una zona di debolezza ma non ancora ipervenduto, mentre il MACD resta negativo con istogramma in miglioramento. I supporti tecnici chiave sono tra 73.794$ e 75.555$, con una soglia critica più in basso a 60.000–63.000$, in linea con la media mobile a 200 settimane a circa 58.000$.
Per chi segue il tema di oro e bitcoin come riserve, questa convergenza rafforza l’idea che BTC stia uscendo da una logica puramente blockchain per entrare in quella macro.
Il ruolo del rame e del Giappone nel segnale inflattivo
Il rame, spesso definito “Dr. Copper”, sta segnando nuovi massimi pluriennali, suggerendo una forte domanda industriale. Storicamente, un aumento del rame anticipa pressioni inflattive perché incide sui costi di produzione di tecnologia, edilizia e transizione energetica. Per gli investitori italiani, questo è un segnale da monitorare perché può influenzare le future decisioni della BCE, in parallelo a quelle della Fed.
Le tensioni sul carry trade giapponese amplificano la volatilità globale: un rafforzamento improvviso dello yen riduce la liquidità internazionale, colpendo asset risk-on come Bitcoin. Non a caso, i deflussi dagli ETF spot BTC sono stati pari a 278 milioni di dollari a gennaio 2026, in netto rallentamento rispetto ai 3,48 miliardi di novembre 2025, segnale di una pressione in attenuazione ma non ancora invertita.
In questo contesto, lo scenario macro e bitcoin diventano sempre più interconnessi, con il dollaro debole che offre supporto di medio termine.
Implicazioni per investitori europei e quadro MiCA
Con MiCA ormai operativo, gli investitori europei hanno accesso a strumenti più regolamentati, ma restano esposti alla volatilità macro. La supply di Bitcoin sugli exchange continua a ridursi, mentre movimenti whale indicano accumulazione selettiva sotto i 75.000$. Questo favorisce una base più stabile, ma non elimina il rischio di drawdown rapidi.
Un’ulteriore evoluzione è la tokenizzazione di asset reali: il tema di oro e argento nel nuovo ciclo mostra come i metalli stiano entrando anche nell’ecosistema on-chain, creando concorrenza e complementarità con Bitcoin come riserva di valore.
In sintesi, oro, argento, rame e Bitcoin stanno inviando lo stesso messaggio: il mercato sta prezzando un equilibrio fragile tra inflazione, crescita e liquidità. Per il 2026, la chiave per gli investitori italiani sarà leggere questi segnali in modo integrato, bilanciando esposizione a BTC con asset reali e mantenendo una gestione del rischio coerente con l’elevata volatilità ancora attesa.
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