Nuova stablecoin in euro pronta al debutto: cosa cambia per banche e investitori UE
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Un consorzio di dieci colossi bancari europei, tra cui spiccano le italiane UniCredit e Banca Sella, ha ufficializzato la nascita di Qivalis, una nuova entità destinata a emettere una stablecoin denominata in euro. Sfidando il dominio del dollaro nel mercato crypto, il progetto mira al lancio effettivo nella seconda metà del 2026, previa approvazione normativa. Si tratta di una mossa che segna l’ingresso “dalla porta principale” della finanza tradizionale nel mondo blockchain: riusciranno le banche a competere con i giganti nativi crypto?
Perché una stablecoin bancaria e cosa significa per il mercato?
L’iniziativa non nasce nel vuoto, ma è figlia diretta del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato pienamente in vigore a fine 2024. Questa cornice normativa ha fornito alle istituzioni finanziarie la certezza legale necessaria per operare, trasformando il “Far West” delle crypto in un ambiente regolamentato. È interessante notare come questo sviluppo si inserisca in un contesto più ampio di supervisione, parallelo alle discussioni sulla Travel Rule e la tracciabilità delle operazioni crypto in Europa, garantendo che i nuovi strumenti siano pienamente conformi agli standard antiriciclaggio.
Attualmente, il mercato delle stablecoin vale quasi 300 miliardi di dollari, ma è un monopolio di fatto delle valute ancorate al biglietto verde (USD), che rappresentano circa il 98% del totale. Le stablecoin in euro sono ancora una nicchia trascurabile (0,2%). Qivalis intende colmare questo vuoto, offrendo un’alternativa istituzionale a Tether (USDT) e USDC. La mossa arriva in un momento delicato: figure di spicco del settore hanno avvertito di possibili scosse nel mercato crypto, rendendo la stabilità e la garanzia bancaria un asset potenzialmente molto attraente per gli investitori avversi al rischio.
I dettagli tecnici e la struttura di Qivalis
Qivalis ha stabilito la sua sede nei Paesi Bassi e ha già presentato domanda per la licenza di istituto di moneta elettronica (EMI) alla Banca Centrale Olandese (DNB). Il consorzio è un vero “dream team” bancario: oltre alle italiane UniCredit e Banca Sella, include ING, KBC, Danske Bank, DekaBank, SEB, CaixaBank, Raiffeisen Bank International e la francese BNP Paribas, entrata nel gruppo il 1° dicembre.
Ecco i punti chiave del progetto:
- Leadership ibrida: Il CEO designato è Jan-Oliver Sell, ex Coinbase Germany, affiancato da Sir Howard Davies (ex presidente della FSA britannica). Un mix che unisce competenza crypto e rigore regolatorio.
- Operatività: La stablecoin girerà su blockchain pubbliche permissioned, permettendo pagamenti 24/7, istantanei e programmabili.
- Garanzie: A differenza delle crypto volatili, il token sarà garantito 1:1 da riserve liquide in euro depositate presso le banche partecipanti o investite in asset a basso rischio, come richiesto dal MiCA.
Come sottolineato da fonti del settore, l’obiettivo non è creare un asset speculativo, ma uno strumento per migliorare i pagamenti transfrontalieri e la gestione della liquidità aziendale, riducendo tempi e costi rispetto ai bonifici tradizionali.
Cosa significa per l’investitore italiano?
Per chi mastica pane e blockchain nel Bel Paese, l’arrivo di una stablecoin bancaria apre scenari interessanti ma solleva anche questioni sulla privacy e la centralizzazione. Mentre colossi come Goldman Sachs svelano portafogli crypto miliardari, segnalando l’appetito istituzionale, l’investitore retail deve considerare due aspetti:
- Sicurezza e Integrazione: Una stablecoin emessa da UniCredit o Banca Sella potrebbe essere integrata direttamente nell’home banking, facilitando l’ingresso nel mondo DeFi senza passare da exchange complessi.
- Programmazione dei pagamenti: Sarà possibile utilizzare “smart contract” legali per automatizzare pagamenti (es. sblocco fondi alla consegna merce) con valuta avente corso legale di fatto.
Tuttavia, bisogna ricordare che queste non sono crypto resistenti alla censura. In un panorama in cui l’UE è molto attiva nel bloccare transazioni verso giurisdizioni sanzionate, l’uso di Qivalis sarà strettamente monitorato e soggetto a KYC (Know Your Customer) rigoroso, distinguendosi nettamente dalle stablecoin decentralizzate.
In sintesi
Il progetto Qivalis rappresenta il tentativo dell’Europa e delle sue banche di recuperare la sovranità monetaria digitale persa a favore del dollaro. Sebbene il lancio sia previsto per il 2026, la mossa segnala che il futuro dei pagamenti UE passerà inevitabilmente dalla blockchain, ma con un guinzaglio normativo molto stretto.
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