Non è Ethereum né Solana: ecco chi incassa l’80% delle fee sui layer1
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Anche se molte blockchain offrono costi di transazione molto bassi, esistono sempre delle fee, ovvero commissioni da pagare per validare una transazione. L’entità di queste commissioni dipende dalla blockchain utilizzata e può variare in modo significativo.
Per anni Ethereum ha dominato questo segmento, imponendo commissioni spesso molto più alte rispetto ad altre chain. Da un lato si è trattato di un segnale positivo, le fee sono un termometro dell’attività di rete e hanno garantito entrate consistenti ai validatori, ma dall’altro il costo elevato ha finito per penalizzare l’adozione di massa.
Proprio le alte fee hanno favorito la nascita e l’ascesa di blockchain alternative, in particolare nel segmento dei layer1 a basso costo, e spinto Ethereum a sviluppare soluzioni di scaling come i layer2. Questi network paralleli alleggeriscono il traffico sul mainnet e permettono di ridurre sensibilmente il costo delle transazioni.
Quale Blockchain incassa oggi l’80% delle fee sui layer1?
Eppure, ad oggi, non è Ethereum e nemmeno il suo diretto concorrente Solana ad aggiudicarsi l’80% delle fee tra i layer1. Il primato, secondo i dati di Token Terminal, spetta infatti a Tron, la blockchain ideata da Justin Sun, che ha surclassato tutti i concorrenti.

Il motivo è presto detto: a far volare Tron sono soprattutto le stablecoin. La chain è diventata la rete di riferimento per Tether (USDT), in particolare nei mercati emergenti, dove è esplosa la domanda di dollari digitali a basso costo.
Tron viene preferito a Ethereum per i trasferimenti di stablecoin perché è molto più economico e veloce. Inoltre, grazie al supporto diffuso da parte degli exchange centralizzati, USDT-TRC20 è oggi lo standard per depositi e prelievi.
Sul fronte DeFi, Ethereum rimane più sviluppato e ricco di applicazioni, ma è evidente che Tron si è dimostrato più efficace nel segmento dei pagamenti, grazie i suoi costi di transazione ridotti.
Perché le fee sono importanti?
Le fee non sono soltanto un costo da sostenere quando si utilizza una blockchain: sono anche un termometro della sua vitalità. Più gli utenti sono disposti a pagare commissioni, maggiore è il valore valore reale attribuito alla rete. Allo stesso tempo, le fee rappresentano una fonte di reddito per i validatori e contribuiscono a mantenere sicuro il network.
In alcuni casi, come con Ethereum dopo l’introduzione dell’EIP-1559, una parte delle commissioni viene bruciata, riducendo l’offerta complessiva di ETH e generando un beneficio indiretto per tutti i detentori del token. Per questo le fee non sono solo un indicatore di domanda, ma anche un meccanismo che sostiene l’economia stessa della blockchain.
Conclusioni
Ad oggi le fee di una blockchain, e quindi il suo successo, non derivano dal successo degli NFT, come è accaduto in passato, o dal gaming, che non è mai decollato, e nemmeno dalla De-Fi. Ci raccontano invece di un nuovo fenomeno in espansione, quello dei pagamenti in stablecoin.
Se questa tendenza continuerà anche nei prossimi mesi, Tron potrebbe arrivare a catturare oltre il 90% delle fee dei layer1 entro un anno, diventando l’infrastruttura dominante per le transazioni in dollari digitali.
Il mercato ha sempre pensato che l’“adozione” passasse da Ethereum. Oggi, numeri alla mano, la rivoluzione silenziosa si chiama Tron.
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