La Germania dichiara guerra alle criptovalute con la DAC8
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Per la Germania si apre una fase completamente nuova per le criptovalute. Berlino cambia passo recependo la DAC8, la direttiva europea che punta a rendere il mercato crypto pienamente tracciabile a livello fiscale. Il via libera è arrivato dal Bundestag, la camera bassa del Parlamento federale tedesco, l’equivalente della nostra Camera dei Deputati.
La maggioranza è stata ampia e trasversale: CDU/CSU, SPD, Verdi e Linke hanno votato a favore, mentre l’AfD si è opposta presentando una propria proposta alternativa. La Germania sceglie dunque di allinearsi al quadro europeo e introdurre un reporting obbligatorio che cambia le regole del gioco per tutto il settore.
Le crypto come un libro aperto
Dal prossimo anno il settore crypto in Germania dovrà comunicare alle autorità fiscali tutti i dettagli operativi delle transazioni. Non si tratta solo di dire “quanti Bitcoin sono stati spostati”, ma di fornire un quadro completo: volumi scambiati, valore in euro, tipo di asset, indirizzi o controparti coinvolte e identità fiscale dell’utente.
In pratica, ogni movimento, acquisto, vendita, swap, trasferimento tra wallet, sarà accompagnato da un tracciamento che permette di ricostruire l’intera catena della transazione.
E poiché la direttiva copre anche le piattaforme estere che offrono servizi ai cittadini tedeschi, il sistema rende monitorabili anche le operazioni transfrontaliere, eliminando le tradizionali zone d’ombra tra un Paese europeo e l’altro.
Gli exchange e i wallet provider saranno obbligati ad adeguare i propri sistemi. In caso di violazioni, sono previste sanzioni fino a 0,5 milioni di euro. Anche gli utenti privati perderanno quindi il loro anonimato.
Le segnalazioni saranno automatiche. Acquisti e vendite dovranno essere comunicati automaticamente. Questo vale sia per le piattaforme tedesche sia per quelle estere. L’obiettivo dello Stato è quello di prevenire ed esercitare un’azione più efficace contro evasione fiscale e riciclaggio di denaro.
I Verdi chiedono l’abolizione della holding period
Pur avendo sostenuto il recepimento della DAC8, Verdi e Linke hanno messo in evidenza diversi punti critici. Il primo riguarda la tutela dei dati personali: l’obbligo di riportare ogni movimento crypto rischia di esporre le informazioni sensibili degli utenti.
Un altro tema è la capacità operativa delle autorità fiscali. Per gestire un flusso così ampio di dati — identità, volumi, transazioni, controparti — gli uffici tributari tedeschi dovranno essere potenziati. Servono più risorse, più personale e infrastrutture adeguate per analizzare i report automatici che arriveranno dagli exchange.

Infine, Verdi e Linke hanno rilanciato un loro cavallo di battaglia: l’abolizione della holding period sulle criptovalute. Oggi la normativa tedesca prevede che le plusvalenze generate da crypto e detenute per almeno 12 mesi siano esenti da tassazione. È una regola molto favorevole ai privati, unica nel suo genere in Europa.
I due partiti chiedono di eliminarla, sostenendo che le crypto dovrebbero essere trattate fiscalmente come altri asset finanziari, senza un “premio” legato al periodo di detenzione. Per loro, l’esenzione dopo un anno crea distorsioni nel mercato e incentiva un uso speculativo non coerente con l’impianto fiscale tedesco.
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