ETHRome 2025: Devcult svela i nuovi progetti di Polkadot
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Durante ETHRome 2025, tra gli eventi crypto più importanti d’Italia, abbiamo incontrato Daniel Artamendi, co-fondatore di Devcult, agenzia specializzata in relazioni pubbliche, e autorizzato a parlare per Polkadot. Di seguito, la sintesi della lunga intervista.
Come descriveresti Polkadot in poche parole?
Daniel Artamendi: Polkadot è una blockchain interoperabile e decentralizzata, fondata nel 2020 da Gavin Wood, co-fondatore di Ethereum. L’obiettivo è quello di connettere diverse blockchain in un’unica rete scalabile e sicura, creando quello che Wood definisce il “Supercomputer del mondo”.
Qual è la visione alla base del progetto?
Artamendi: Gavin Wood ha creato Polkadot per realizzare la sua idea di Web3 aperto e interoperabile, dove le blockchain comunicano senza dipendere da intermediari.
L’architettura modulare di Polkadot garantisce scalabilità, sicurezza condivisa e aggiornamenti senza fork, oltre alla governance interamente on-chain, una delle più avanzate nel settore.

Cosa la rende diversa dalle altre blockchain?
Artamendi: Bitcoin ha introdotto la scarsità digitale, Ethereum la programmabilità grazie agli smart contract. Polkadot aggiunge la collaborazione tra blockchain. È una rete costruita per far dialogare ecosistemi diversi, non per competere con loro. L’obiettivo finale è quello di permettere la nascita di applicazioni Web3 che non potrebbero esistere nel Web2.
Che ruolo ha il token DOT?
Daniel Artamendi: DOT è più di un semplice token: è il meccanismo di coordinamento che tiene insieme l’intero ecosistema Polkadot. Serve per partecipare alla governance, allo staking per la sicurezza della rete e per accedere alle risorse computazionali, quelle che in Polkadot chiamiamo coretime.
Ma la differenza sostanziale è che non è concepito come un token speculativo. Non nasce per essere comprato e rivenduto, ma per garantire che la rete resti autogestita e sostenibile. Ogni DOT rappresenta una quota di responsabilità nel funzionamento del protocollo, non una scommessa sul prezzo.
Questo approccio cambia radicalmente la logica del Web3: il valore del token non dipende dal marketing o dall’hype, ma da quello che consente di realizzare. In un certo senso, è l’esatto opposto di quello che accade nel Web2, dove il valore si concentra nelle piattaforme chiuse. Qui, invece, il valore si distribuisce tra chi contribuisce a far crescere la rete: sviluppatori, validatori e comunità.
Che tipo di progetti nascono su Polkadot?
Daniel Artamendi: L’ecosistema di Polkadot è estremamente ampio e in piena espansione. Parliamo di progetti verticali che vanno dalla DeFi agli RWA (Real World Assets), fino alla DePIN, che rappresenta una delle tendenze più forti del 2025.

L’obiettivo non è quella di attrarre qualsiasi progetto, ma di favorire team che costruiscono soluzioni reali, sostenibili e interoperabili, capaci di andare oltre i limiti delle singole chain. Di seguito alcuni esempi di quello che si sta costruendo su Polkadot:
Hydration – una piattaforma DeFi che sfrutta l’infrastruttura di Polkadot per offrire prodotti finanziari con alta scalabilità e sicurezza.
Peaq – utilizza Polkadot per alimentare economie machine-to-machine, dove i dispositivi IoT possono interagire e transare autonomamente.
BitFrost – sfrutta l’interoperabilità di Polkadot per fornire servizi di finanza decentralizzata cross-chain senza attriti.
Energy Web X – integra asset di energia rinnovabile e abilita il trading energetico decentralizzato, con trasparenza e tracciabilità on-chain.
OriginTrail – combina AI e blockchain per gestire supply chain e dati logistici in modo sicuro, trasparente e verificabile.
Mythical Games – costruisce ecosistemi di gaming basati su blockchain, dove i giocatori possiedono i propri asset e possono spostarli tra giochi interoperabili.
Quali sono le principali novità del 2025?
Daniel Artamendi: Il 2025 è stato un anno cruciale per Polkadot. Tre aggiornamenti chiave: Async Backing, Agile Coretime e Elastic Scaling, hanno completato la trasformazione tecnica della rete, rendendola di fatto una piattaforma on-demand, scalabile e dinamica.
Con Async Backing, Polkadot ha ottimizzato il modo in cui i blocchi vengono validati, riducendo il tempo di finalizzazione a soli 6 secondi. Significa che oggi la rete è molto più veloce, con una capacità di elaborazione fino a dieci volte superiore rispetto al passato.

Agile Coretime, invece, ha rivoluzionato la gestione delle risorse: ha sostituito il vecchio sistema delle parachain slots, costoso e rigido, con un mercato flessibile di potenza computazionale, dove i team possono acquistare coretime in base alle proprie necessità, pagando solo per quello che usano.

Infine, Elastic Scaling permette alla rete di adattarsi automaticamente alla domanda, garantendo che le performance restino elevate anche nei momenti di traffico intenso.
Sta poi arrivando anche PolkaVM, la nuova macchina virtuale che introdurrà smart contract nativi e maggiore compatibilità lo standard di programmazione EVM.
Come funziona la governance DAO?
Artamendi: Polkadot è la più grande DAO on-chain al mondo. Tutte le decisioni, dagli aggiornamenti ai fondi, passano per il voto dei detentori di DOT. Il programma Decentralized Voices delega 42 milioni di DOT per ampliare la partecipazione, mentre il sistema di bounty finanzia aree specifiche come eventi o marketing.
E la Polkadot Community Foundation?
Artamendi: La PCF, con sede alle Cayman, supporta le decisioni di governance gestendo attività pratiche come contratti, pagamenti e proprietà intellettuale. Non ha azionisti né beneficiari: ogni operazione risponde unicamente alla volontà della comunità di Polkadot.
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