Debutta in Italia la prima pizza con ingredienti certificati dalla Blockchain
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Dopo tanta attesa debutta una delle prime applicazioni pratiche della Blockchain, ovvero la possibilità di tracciare in tempo reale e senza il pericolo di manomissioni gli ingredienti di una pizza. Il controllo della filiera produttiva è infatti una delle caratteristiche di alcune Blockchain che, per farlo, utilizzano dei sensori in grado di registrare i dati in maniera automatica. Da quel momento in poi, come sappiamo, non è più possibile modificare quei dati perché impressi nella Blockchain e replicati su migliaia di computer connessi.
La prima pizza certificata Blockchain
Il progetto debutterà a Napoli e Salerno e molto presto anche nelle altre 34 sedi italiane e estere dell’Antica Pizzeria Da Michele in the world. I clienti potranno verificare la filiera degli ingredienti inquadrando un QR Code creato attraverso la partnership con Authentico.

Alessandro Condurro, Amministratore de L’Antica Pizzeria Da Michele in the world, ha spiegato:
Sarà possibile verificare e tracciare tutti gli ingredienti. Gli utenti, con il loro telefono, potranno verificare l’origine della farina utilizzata per l’impasto così come della salsa di pomodoro, l’olio, la mozzarella, i salumi, le verdure, il basilico: una novità assoluta. Adottando la blockchain abbiamo deciso di sottolineare quanto la nostra pizza sia preparata alla stessa maniera in tutte le sedi, avvalendoci di un metodo sicuro, incorruttibile e inviolabile per certificare il nostro lavoro e gli ingredienti che utilizziamo.
La pizza più famosa
Ed è curioso ricordare che con Bitcoin si era partiti da una pizza. Quella acquistata il 22 maggio 2010 da Laszlo Hanvecz, uno sviluppatore americano. All’epoca l’obiettivo era quello di dimostrare che Bitcoin poteva essere utilizzato come metodo di pagamento.
Quell’acquisto è ancora oggi ricordato per sottolineare le performance di Bitcoin nel tempo visto che le due pizze, del valore di 30 dollari, vennero pagate con 10mila Bitcoin. Ad oggi sarebbero circa 160 milioni, un prezzo piuttosto salato anche per una margherita con bufala.
Le criptovalute sono altamente volatili e non regolamentate. Nessuna tutela del consumatore. Potrebbe essere applicata una tassa sugli utili.
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