Con 500 miliardi di valutazione Tether diventa la BlackRock delle crypto
Crediamo nella completa trasparenza con i nostri lettori. Alcuni dei nostri contenuti includono link di affiliazione e potremmo guadagnare una commissione attraverso queste partnership. Tuttavia, questa potenziale compensazione non influenza mai le nostre analisi, opinioni o pareri. I nostri contenuti editoriali vengono creati indipendentemente dalle nostre partnership di marketing e le nostre valutazioni si basano esclusivamente sui nostri criteri di valutazione stabiliti. Per saperne di più clicca qui.

Tether Holdings sarebbe in trattativa con un gruppo ristretto di investitori per raccogliere 20 miliardi di dollari. L’operazione, che si tradurrebbe in una cessione di circa il 3% delle quote, proietterebbe la valutazione dell’emittente di USDT a 500 miliardi di dollari.
La notizia arriva da Bloomberg: Tether punta a raccogliere i capitali vendendo una piccola quota della società a un gruppo selezionato di grandi investitori. A guidare l’operazione c’è Cantor Fitzgerald, uno dei nomi più pesanti di Wall Street.
Non è un dettaglio da poco: Cantor già custodisce i Treasury di Tether, ha accesso diretto alla Fed americana, e nel 2024 aveva preso il 5% della società per 600 milioni. Oggi è lo stesso advisor a spingerla nel cuore dei mercati USA, approfittando del cambio politico con la presidenza Trump.
Una macchina da soldi che non ha bisogno di soldi
Secondo alcuni analisti il paradosso è evidente: Tether non ha bisogno di capitale. Non spende, non insegue utenti, non finanzia alcuna crescita. Sta già macinando utili a livelli che farebbero impallidire Wall Street:
- margini di profitto vicini al 99%
- 4,9 miliardi di dollari di utile nel solo Q2
- 172 miliardi di USDT in circolazione
- zero costi di acquisizione clienti
- 100 miliardi in Treasury americani che rendono il 5%
Con questi numeri, Tether è a tutti gli effetti una BlackRock decentralizzata. Non utilizza campagne di marketing e non risponde alle regole del MiCA europeo né alle leggi sui securities USA. Ha costruito un’infrastruttura basata su efficienza, velocità e sovranità.
E allora perché raccogliere? Perché può
Si tratterebbe dunque di una dimostrazione di forza, non di una mossa per la sopravvivenza.
La volontà è evidente: tornare sul mercato americano dalla porta principale. Dopo anni di attriti con i regolatori, incluso un accordo da 41 milioni di dollari con la CFTC nel 2021 per presunte dichiarazioni fuorvianti sulle riserve, Tether sta rivedendo la propria strategia.
Ha nominato Bo Hines, ex funzionario della Casa Bianca, a guidare il progetto USA. E ha lanciato USAT, la versione di USDT conforme al GENIUS Act, la nuova legge americana che mira ad ampliare l’uso delle stablecoin e persino ad aprire la strada a banche, reti di pagamento e big tech per emettere i propri token.
Stablecoin: non per pagamenti, ma per trading
Sarebbe anche ora di chiarire un equivoco che circola da anni: le stablecoin non sono nate per pagare il caffè al bar o la spesa al supermercato. Quella è la storiella da conferenza stampa, buona per convincere il pubblico.
La realtà è molto diversa: il 99% dei flussi di USDT e USDC è nelle mani della finanza professionale: hedge fund, prop shop (proprietary trading firms) e market maker, che le utilizzano per spostare miliardi in tempo reale, ribilanciando la liquidità sui mercati globali.
Le stablecoin non sostituiscono le banche, vanno oltre. Offrono ciò che il sistema bancario non garantisce: velocità, certezza e disponibilità perpetua, senza festivi o notturni.
Ed è anche per questo che il dominio del dollaro è inattaccabile: su 280 miliardi di capitalizzazione del mercato stablecoin, Tether e Circle ne controllano il 90%.
Se Tether decidesse di quotarsi in borsa, sarebbe una delle IPO più grandi della storia. In realtà non ne ha alcun bisogno. Tether ha già costruito un’infrastruttura da $500 miliardi per trasformare dollari in crypto. E l’ha fatto senza Wall Street, senza venture capital, e senza il bisogno di chiedere il permesso a nessuno.
Ed è questo che rende unica la sua posizione: Tether non è un unicorno, è un animale mitologico della finanza, cresciuto al di fuori del recinto delle istituzioni ma ormai capace di influenzare l’economia globale.
L’Europa per Tether? Un misero arrotondamento
Mentre Bruxelles si vanta del MiCA come un punto di svolta, Tether non ha fatto altro che scrollare le spalle. Perché? Perché l’Europa conta pochissimo. Tutto il mercato delle stablecoin in euro non arriva nemmeno a mezzo miliardo, una goccia nel mare se paragonata ai 270 miliardi di dollari delle stablecoin ancorate al dollaro.
Tether ha lasciato il campo in Europa perché il vero gioco si gioca altrove: tra Washington, che sta riaprendo le porte alle crypto con il GENIUS Act, e i grandi hub asiatici, dove passa la maggior parte della liquidità. Bruxelles? Ridotta al ruolo di spettatore, con la palla che rotola dall’altra parte del mondo.
- LiquidChain ($LIQUID) affronta il divario di liquidità delle criptovalute tra Bitcoin, Ethereum e Solana
- La migliore criptovaluta da comprare per la massima sicurezza? XRP ha risolto il problema di ieri: BMIC punta al rischio di domani
- 5 motivi per cui Bitcoin è in calo e cosa aspettarsi nei primi mesi del 2026
- Accordo Emirates-XRP: la compagnia accetta crypto, ecco cosa cambia
- La tabella degli Anni per fare Soldi: funziona o è una leggenda metropolitana
- LiquidChain ($LIQUID) affronta il divario di liquidità delle criptovalute tra Bitcoin, Ethereum e Solana
- La migliore criptovaluta da comprare per la massima sicurezza? XRP ha risolto il problema di ieri: BMIC punta al rischio di domani
- 5 motivi per cui Bitcoin è in calo e cosa aspettarsi nei primi mesi del 2026
- Accordo Emirates-XRP: la compagnia accetta crypto, ecco cosa cambia
- La tabella degli Anni per fare Soldi: funziona o è una leggenda metropolitana