Che cos’è l’Auto Deleveraging, il meccanismo che ha evitato il peggio nel crollo crypto?
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Questo fine settimana verrà ricordato a lungo nel mondo crypto come il giorno con le maggiori liquidazioni nella storia: 19 miliardi svaniti in pochi minuti.
Anche se in molti hanno provato a dare una spiegazione, probabilmente non sapremo mai che cosa è accaduto, se non che molti exchange, sia CEX, sia DEX, hanno avuto problemi e malfunzionamenti vari.
Eppure, paradossalmente, le cose sarebbero potute andare peggio senza L’Auto-Deleveraging (ADL), un vero e proprio freno di emergenza che, per evitare che le riserve delle piattaforme si esauriscano, tagliano parte delle posizioni vincenti, ovvero dei profitti, dei trader.
Insomma, chi ha guadagnato da questa crisi, scommettendo sulle perdite, avrebbe potuto guadagnare molto di più se non esistesse questo meccanismo, tanto semplice quanto efficace.
A spiegarlo è Doug Colkitt, fondatore di Ambient Finance, in un thread su X.
I perpetual futures, o “perps”, sono contratti che permettono di scommettere sul prezzo di una criptovaluta senza doverla acquistare.
A differenza dei futures normali, non hanno una data di scadenza: restano sempre aperti. Per tenere il prezzo vicino a quello reale di mercato, gli exchange applicano dei pagamenti periodici tra chi punta al rialzo (long) e chi punta al ribasso (short).
Tutti i trader condividono lo stesso “salvadanaio”: quando uno guadagna, qualcun altro perde.
Se però il mercato si muove troppo in fretta e alcuni conti vanno in perdita, la piattaforma deve rimodulare il rischio tra i partecipanti per evitare di andare in perdita.
Il “risk waterfall” secondo Colkitt
Colkitt descrive l’Auto-Deleveraging (ADL) come l’ultimo gradino della cascata del rischio – risk waterfall, la fase finale che scatta quando tutti gli altri meccanismi di protezione hanno fallito.
In condizioni normali, quando un trader va in perdita e il suo margine non basta a coprire le posizioni, la piattaforma liquida l’account, vendendo o comprando nel book finché il debito non viene chiuso.
Se però il mercato è troppo volatile e non ci sono abbastanza ordini per chiudere la posizione a un prezzo accettabile, lo slippage aumenta e la perdita rischia di travolgere l’intero sistema.
A quel punto entrano in gioco i cosiddetti meccanismi di sicurezza: fondi assicurativi che coprono le perdite, innesti di liquidità fornita da market maker interni e vault specializzati, che assorbono le posizioni in crisi.
I vault funzionano come un “acquirente di ultima istanza”: intervengono nei momenti di panico comprando asset a prezzi bassi e li rivendono quando il mercato si riprende. Durante il crollo di venerdì, ad esempio, il vault di Hyperliquid avrebbe guadagnato circa 40 milioni di dollari in un’ora grazie a questo meccanismo.
Ma, chiarisce Colkitt, anche un vault ha dei limiti e non può assorbire perdite all’infinito. Quando anche i vault si svuotano, la piattaforma attiva l’ADL, l’interruttore d’emergenza che taglia parte delle posizioni vincenti per salvaguardare la solvibilità della piattaforma.
Le analogie di Colkitt
Per rendere il concetto intuitivo, Colkitt utilizza l’esempio dell’overbooking delle compagnie aeree.
Quando l’aereo è pieno, la compagnia offre rimborsi per invitare le persone a scendere volontariamente. Ma se tutti si rifiutano, qualcuno dovrà per forza scendere lo stesso. Il meccanismo dell’ADL è più o meno lo stesso.

Fonte immagine: elaborazione grafica AI Cryptonews / dati Ambient Finance (X, @0xdoug)
Quando un trader fallisce e il sistema deve chiudere la sua posizione, l’exchange cerca di “piazzarla” sul mercato, come la compagnia aerea che cerca volontari. Se però nessuno acquista quella posizione (ovvero nessuno vuole assumersi la perdita) e anche i fondi di sicurezza sono esauriti, allora la piattaforma è costretta a tagliare parte delle posizioni vincenti per riequilibrare i conti.
Come funziona la coda dell’ADL?
Ma quali posizioni vengono chiuse per prime? Anche in questo caso esiste un sistema di priorità, vediamolo insieme.
Secondo Colkitt, vengono presi in esame tre fattori: Il profitto non realizzato, la leva utilizzata e la dimensione della posizione. Per questo a finire nel mirino dei tagli ci sono gli account più grandi e redditizi, che vengono prolungati fino a quando il deficit non viene ristabilito.
Insomma, si tratta di una pratica poco ortodossa ma efficace. Odiata dai grossi trader ma necessaria per evitare il peggio.
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