Italia ed Euro Digitale: la verità che nessuno dice
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Dopo che gli Stati Uniti hanno approvato a luglio il Genius Act, la prima legge che regolamenta le stablecoin, i piani europei per l’euro digitale hanno subito un’accelerata.
L’euro digitale è nel pieno dei test
L’euro digitale è una valuta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea, ovvero una Central Bank Digital Currency (CBDC), ed è progettata per rafforzare l’indipendenza finanziaria europea.
Verrà tenuta in un wallet tramite la propria banca o un intermediario autorizzato e sarà utilizzabile in tutta l’area euro (anche a chi non può aprire un conto bancario) per acquisti nei negozi, online e anche per i pagamenti tra privati.
Il progetto è al centro di un dibattito acceso tra i responsabili politici dell’UE, con un numero crescente di funzionari che ne sostengono l’introduzione.
La BCE ha ufficialmente avviato la fase preparatoria dell’euro digitale a novembre 2023, anche se i primi test tecnici sono partiti tardi e proseguiranno fino a ottobre 2025.
Potrebbero volerci ancora un paio d’anni prima che l’euro digitale sia disponibile, visto che prima serve l’approvazione della legislazione europea.
Piero Cipollone, del Comitato esecutivo della BCE, ha riferito che la legislazione dovrebbe essere pronta entro il secondo trimestre del 2026, ma ci vorranno altri due o tre anni per costruire e testare l’infrastruttura. Il debutto rischia quindi di slittare. Inoltre, il progetto sta incontrando resistenze in parlamento.
Cosa cambierà per correntisti e imprese italiane con l’arrivo dell’euro digitale?
L’arrivo dell’euro digitale segnerà una svolta profonda nel sistema finanziario italiano. I pagamenti saranno istantanei, sicuri e disponibili anche offline (in caso di mancanza di connessione Internet o impossibilità di usare il contante).
Semplificherà la vita di chi non ha un conto bancario, che potrà finalmente accedere a un mezzo di pagamento sicuro. Ma ogni transazione sarà tracciata e il tema infiamma il dibattito su privacy e fisco.
Anche per le imprese italiane il quadro è simile. I pagamenti diventeranno istantanei e sicuri, anche senza passare da circuiti privati come Visa o Mastercard, ma la trasparenza sarà totale: stipendi, fatture e incassi finiranno sotto la lente delle autorità, riducendo drasticamente lo spazio per il sommerso e i pagamenti in nero.
Un lancio riuscito darebbe ai cittadini europei un’alternativa sicura e garantita per i pagamenti, riducendo la dipendenza dalle stablecoin americane.
Non sarà un nuovo Bitcoin, ma potrebbe rivoluzionare il modo in cui paghiamo tasse, bollette e stipendi, rendendo molto più difficile sfuggire agli obblighi fiscali.
Si temono i tracciamenti e spionaggio fiscale
L’euro digitale, insomma, promette più efficienza e velocità, ma restano aperti nodi pesanti: trovare un equilibrio tra riservatezza e tracciabilità, fissare un tetto agli euro digitali per non prosciugare i conti correnti e stabilire come remunerare le banche che gestiranno i wallet e anche la reale utilità del progetto.
Per molti è più una decisione difensiva per proteggere l’euro dal dollaro. I funzionari europei infatti temono che la spinta degli Stati Uniti rafforzi ancora di più la valuta americana e spinga i cittadini e le imprese a usare le stablecoin “peggate” al dollaro sempre di più, riducendo il peso dell’euro nei pagamenti.
Proprio per questi punti l’euro digitale sta incontrando forti resistenze al Parlamento europeo.
Juan Navarrete, voce influente nel Parlamento europeo, ha avvertito che non basta un unico prodotto per liberare l’UE dai circuiti americani. Il rischio, dice, è soffocare l’innovazione, alimentare paure sulla privacy e impedire lo sviluppo di alternative di mercato.
Intanto la BCE sta accelerando, ma la legislazione resta ferma e la scelta della tecnologia, blockchain inclusa, è ancora in sospeso. Difatti non è ancora chiaro se l’euro digitale userà una blockchain pubblica o privata.
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