MicroStrategy in calo a Wall Street mentre Bitcoin consolida sopra $91.000
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MicroStrategy ha chiuso la seduta di Wall Street in territorio negativo il 20 gennaio, secondo quanto riportato da Borsa Italiana, riflettendo la recente fase di consolidamento di Bitcoin. Nelle stesse ore BTC scambiava a 91.097$, in calo dell’1,8% su base 24h dopo il massimo a 94.000$ toccato a inizio mese. Il movimento si inserisce in un contesto macro complesso, segnato da tensioni commerciali USA-UE e da un sentiment istituzionale più volatile che impatta anche gli investitori europei.
Cosa sta succedendo a MicroStrategy e perché conta
MicroStrategy è oggi il principale proxy azionario di Bitcoin: al 18 gennaio 2026 detiene 687.410 BTC, acquistati a un prezzo medio di 66.384$, secondo Bitbo. L’ultima operazione del 12 gennaio ha aggiunto 13.627 BTC per 1,247 miliardi di dollari, aumentando ulteriormente la leva implicita sull’andamento del prezzo di Bitcoin.
Quando BTC entra in fase di consolidamento, come ora tra il supporto chiave a 90.000$ e la resistenza a 94.500$, il titolo MSTR tende a sottoperformare per effetto della volatilità amplificata. Per gli investitori italiani, questo rende MicroStrategy uno strumento ad alto rischio rispetto all’esposizione diretta via ETF o acquisto spot.
ETF e indicatori tecnici spiegano il rallentamento
Bitcoin resta positivo su base 7 giorni (+3,2%), ma gli indicatori tecnici mostrano perdita di momentum: RSI giornaliero a 54, in area neutrale, e MACD in appiattimento sopra la linea dello zero. Le medie mobili a 50 e 100 giorni transitano rispettivamente a 89.400$ e 84.700$, mantenendo intatto il trend rialzista di medio periodo.
Dal lato istituzionale, gli ETF spot USA hanno registrato afflussi per 843,6 milioni di dollari il 14 gennaio, guidati da IBIT di BlackRock con 648 milioni, secondo Blockhead. Tuttavia, i deflussi da 243 milioni del 6 gennaio segnalano un sentiment meno lineare, elemento che pesa sui titoli più leveraged come MicroStrategy.
Implicazioni per investitori italiani ed europei
In Europa, il quadro normativo MiCA favorisce strumenti regolamentati, mentre CONSOB continua a richiamare l’attenzione sui rischi legati a prodotti ad alta volatilità. MicroStrategy, quotata negli USA, resta fuori dal perimetro europeo, ma il suo andamento influenza il sentiment globale su Bitcoin e sugli asset crypto correlati.
Per chi opera dall’Italia, il confronto è chiaro: esposizione diretta a BTC o tramite ETF offre un profilo di rischio più lineare rispetto al titolo MSTR, che amplifica sia i rally sia i cali. Questo aspetto diventa cruciale in fasi macro incerte, come quella attuale legata a possibili dazi USA-UE e a una Fed ancora restrittiva.
Il contro-argomento: leva che premia se Bitcoin riparte
Il rischio per i ribassisti è che un ritorno sopra i 95.000$ riattivi il flusso di capitale istituzionale, trasformando la leva di MicroStrategy in un vantaggio. Secondo Barron’s, il titolo resta fortemente correlato ai breakout di BTC, spesso con performance superiori nel breve periodo.
Il bilanciamento per l’investitore retail italiano passa quindi dalla gestione della volatilità: MicroStrategy può funzionare come scommessa direzionale, ma non sostituisce una strategia di allocazione prudente su Bitcoin.
In sintesi, il calo di MicroStrategy non segnala un’inversione strutturale di Bitcoin, ma riflette un mercato in consolidamento e un sentiment istituzionale più selettivo. Finché BTC difenderà l’area 90.000$, il trend di fondo resta costruttivo, ma la leva implicita di MSTR continuerà a richiedere cautela.
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