Coinbase e Mastercard trattano per acquisire la società di stablecoin BVNK
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Coinbase e Mastercard sarebbero in trattative per acquistare BVNK, società londinese che si occupa di infrastrutture per le stablecoin.
Secondo Fortune, l’operazione, valutata tra 1,5 e 2,5 miliardi di dollari, è ancora in fase di negoziazione e potrebbe diventare la più grande acquisizione nella storia del settore. Al momento non è stato confermato nessun vincitore, ma sembrerebbe Coinbase a essere in vantaggio.
Se l’accordo dovesse andare in porto, segnerà un punto di svolta per l’integrazione tra finanza tradizionale e blockchain, oltre che rafforzare il ruolo delle stablecoin come ponte tra banche e settore crypto.
BVNK, un nome di peso nei pagamenti in stablecoin
Fondata nel 2021, BVNK è diventato rapidamente un grande player nel campo delle infrastrutture per stablecoin.
L’azienda permette alle imprese e alle istituzioni di integrare le stablecoin nei pagamenti, nelle transazioni internazionali e nella gestione della tesoreria, offrendo soluzioni più rapide e meno costose rispetto ai circuiti tradizionali.
Tra i suoi clienti figurano banche e società fintech che vogliono trasferire fondi istantaneamente, senza dipendere dai sistemi legacy.
A dicembre, la società aveva raccolto 50 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da Haun Ventures, con la partecipazione di Coinbase Ventures, Tiger Global, e dei fondi venture di Visa e Citi. In quell’occasione, BVNK era stata valutata circa 750 milioni di dollari.
Se l’accordo dovesse andare in porto, supererebbe l’acquisizione da 1,1 miliardi di dollari di Bridge da parte di Stripe, conclusa a inizio anno. Bridge, una startup specializzata in tecnologia per l’emissione e la gestione di stablecoin, era stata acquistata da Stripe per potenziare i propri servizi di pagamento on-chain.
La possibile acquisizione di BVNK andrebbe quindi oltre quel traguardo, confermando quanto le infrastrutture legate alle stablecoin stiano diventando strategiche per i giganti del fintech.
Cresce l’interesse per le stablecoin
L’interesse di Coinbase e Mastercard arriva in un momento di forte espansione per il segmento delle stablecoin.
Secondo la piattaforma di DeFiLlama, la capitalizzazione complessiva ha superato i 304 miliardi di dollari, spinta dall’approvazione del GENIUS Act, la legge firmata a luglio da Trump che introduce un quadro normativo per le stablecoin.
La nuova normativa ha rafforzato la fiducia degli investitori istituzionali, spingendo l’adozione nel settore finanziario.
Oggi le stablecoin sono considerate un pilastro dei pagamenti digitali, dato che permettono transazioni in pochi secondi, rispetto ai giorni richiesti dai tradizionali circuiti bancari.
Anche le banche puntano sulle stablecoin
Ad agosto, la CEO di Citigroup Jane Fraser ha confermato che la banca sta valutando il lancio di una stablecoin “Citi”. Inoltre, sta sviluppando servizi di deposito tokenizzati pensati per i clienti aziendali che vogliono effettuare regolamenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
A inizio giugno, la banca JPMorgan ha lanciato il token di deposito JPMD per i pagamenti istituzionali su blockchain, anche se lo stesso CEO Jamie Dimon aveva espresso dubbi sul loro utilizzo.
Anche nove tra le principali banche europee, tra cui ING, UniCredit e CaixaBank, hanno unito le forze per lanciare, il prossimo anno, una stablecoin “peggata” all’euro, pienamente conforme al regolamento MiCA.
Il consorzio riunisce istituti che vantano milioni di clienti e gestiscono, ciascuno, oltre 600 miliardi di dollari in asset.
Anche Crypto.com vuole spingere ancora di più sulle stablecoin. Sta integrando Morpho, il secondo protocollo di lending DeFi più grande, per permettere agli utenti di accedere a mercati di prestito di stablecoin direttamente sulla blockchain Cronos.
La collaborazione permetterà agli utenti di depositare versioni tokenizzate di Bitcoin ed Ethereum (CDCBTC e CDCETH) e di ottenere prestiti in stablecoin senza lasciare l’ecosistema di Crypto.com.
L’interesse per le stablecoin è in crescita e intanto le istituzioni stano stringendo sui controlli. Un esempio è la Banca d’Inghilterra, che ha proposto regole severe sulla proprietà degli asset digitali.
La banca ha fissato un limite massimo tra 10.000 e 20.000 sterline per i privati e fino a 10 milioni di sterline per le imprese. Una decisione che ha provocato forti reazioni negative tra gli operatori del settore.
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