Cina vicina agli USA nelle riserve Bitcoin nonostante il bando
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La Cina si starebbe avvicinando agli Stati Uniti come maggiore detentrice governativa di Bitcoin, pur mantenendo un divieto nazionale sulle criptovalute in vigore dal 2021. La notizia emerge mentre BTC scambia a 95.000$, in rialzo del 2,1% nelle ultime 24 ore dopo il rimbalzo dal minimo di 86.500$ del weekend. Il contesto macro resta dominato dalla pausa sui tassi della Fed e dal dibattito europeo su MiCA e riserve strategiche digitali.
Secondo le stime più accreditate, Pechino controllerebbe circa 194.000 BTC, solo 4.000 in meno rispetto ai 198.000 BTC attribuiti al governo statunitense. Ai prezzi attuali, parliamo di oltre 18,4 miliardi di dollari in riserve, una cifra che pesa sulla narrativa di lungo periodo del Bitcoin come asset strategico. Per gli investitori italiani, il tema si inserisce in un mercato che cerca direzionalità dopo settimane di consolidamento.
Il prezzo di BTC rimane sopra i supporti chiave a 94.000$ e 92.000$, con resistenze tecniche tra 99.500$ (EMA 100 giorni) e l’area psicologica 100.000-102.000$. Indicatori come RSI a 56 e MACD positivo suggeriscono momentum moderatamente rialzista, ma senza eccessi.
Cosa significa la riserva Bitcoin della Cina per il mercato?
I circa 194.000 BTC cinesi derivano in gran parte dal sequestro del noto schema Ponzi PlusToken del 2019. Questi Bitcoin risultano custoditi in wallet statali e, secondo i dati on-chain, non mostrano movimenti verso exchange, segnalando assenza di pressione di vendita. Questo dettaglio è cruciale: meno BTC sugli exchange significa minore offerta liquida, una metrica che storicamente sostiene i prezzi.
Il confronto con gli Stati Uniti è centrale perché entrambe le potenze hanno accumulato Bitcoin non tramite acquisti di mercato, ma tramite sequestri. La differenza è politica: Washington discute apertamente il ruolo del BTC come asset di riserva, mentre Pechino mantiene una separazione netta tra divieto retail e custodia statale. In termini di riserve di Bitcoin, il messaggio implicito al mercato resta potente.
Nel rumore quotidiano fatto di ETF e trading a breve termine, le riserve governative rappresentano una domanda strutturale “silenziosa”. Per l’Europa, dove MiCA chiarisce il perimetro regolatorio ma non incentiva riserve sovrane, il confronto evidenzia un gap strategico.
Le implicazioni strategiche tra geopolitica e regolamentazione
Il fatto che la Cina sia tra i maggiori detentori globali di BTC mentre vieta il trading domestico crea una tensione narrativa. Da un lato rafforza l’idea del Bitcoin come riserva di valore neutrale; dall’altro evidenzia che i governi possono trarne beneficio senza abbracciare l’adozione retail. Per gli investitori italiani, questo sottolinea come la politica possa influenzare l’offerta senza passare dal mercato.
Negli Stati Uniti, la presenza di ETF spot con AUM superiori a 100 miliardi di dollari amplifica l’impatto di eventuali decisioni sulle riserve pubbliche. In Europa, CONSOB e Banca d’Italia mantengono un approccio prudente, ma MiCA apre la strada a strategie corporate più chiare, come discusso nelle analisi sul prezzo di BTC di lungo periodo.
Dal punto di vista macro, la pausa della Fed (97,2% di probabilità di tassi invariati) riduce la pressione sugli asset rischiosi. Questo contesto rende le riserve statali di Bitcoin ancora più rilevanti come segnale di fiducia strutturale.
Il rischio di interpretare le riserve come segnale rialzista automatico
Il contro-argomento è chiaro: questi Bitcoin non sono attivi sul mercato e potrebbero teoricamente essere liquidati in futuro. Un trasferimento anche parziale di 20.000-30.000 BTC verso exchange sarebbe visibile on-chain e potrebbe generare volatilità significativa. Al momento, però, i dati non mostrano movimenti sospetti.
Per il retail italiano, la lezione è evitare di confondere detenzione statale con politica pro-crypto. Il divieto cinese resta in vigore e dimostra che accumulo e adozione possono divergere. La gestione del rischio passa dal monitoraggio di supporti chiave e metriche di offerta, non da narrative semplificate.
In sintesi, la vicinanza della Cina agli Stati Uniti nelle riserve Bitcoin rafforza il ruolo del BTC come asset strategico globale, ma senza eliminare le incertezze regolatorie. Finché il prezzo resta sopra 92.000$ e l’offerta sugli exchange continua a ridursi, il quadro rimane costruttivo, ma richiede disciplina e attenzione ai segnali on-chain.
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