La teoria del ciclo di Bitcoin è morta? Ecco cosa dicono gli esperti
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Negli ultimi giorni la community crypto è in fermento. A far discutere è la teoria del ciclo di Bitcoin, conosciuta anche come ciclo quadriennale. Sui social è diventata il tema del momento.
A dare inizio al dibattito è stato il Chief Investment Officer di Bitwise, Matt Hougan, quando ha affermato che la teoria aveva perso la sua influenza sull’andamento di Bitcoin. Sulla stessa linea anche il fondatore di CryptoQuant, Ki Young Ju, che ha scritto senza mezzi termini che “il ciclo è morto”, stroncato dall’adozione istituzionale.
Per anni, Bitcoin ha seguito un modello familiare: un ciclo di prezzo quadriennale scandito dai cosiddetti eventi di halving dell’asset. Un “ritmo prevedibile”, come lo definisce Patrick Heusser, responsabile dei prestiti presso Sentora (la società denominata precedentemente IntoTheBlock).
Poi ha segnato un nuovo massimo sopra i 123.000 dollari a metà luglio. Un picco che, secondo molti analisti, segna la fine di quel modello. O quantomeno una sua trasformazione.
Prima di tutto, cos’è la teoria del ciclo di Bitcoin?
La teoria del ciclo di Bitcoin, spiegano gli analisti, si basa su un modello ripetitivo che parte con l’halving, un evento programmato ogni 210.000 blocchi, cioè circa ogni quattro anni.
Ryan Lee, capo analista di Bitget Research, ricorda che a ogni halving la ricompensa che i miner ricevono per la verifica delle transazioni si dimezza. Per questo motivo, entrano in circolazioni meno BTC, creando un “shock di offerta”.
In passato, ha raccontato Lee alla redazione di Cryptonews, questo squilibrio tra domanda e offerta ha spesso anticipato forti rialzi, con ogni ciclo che toccava il massimo 12-18 mesi dopo l’halving.
Il ciclo, secondo la teoria, segue sempre lo stesso schema: fase rialzista, picco e poi un lungo mercato ribassista. Ryan Lee ricorda che questo modello si è visto nel 2013, 2017 e 2021. Nel 2025, però, potrebbe essere diverso.
Heusser di Sentora collega la teoria del ciclo al “Bitcoin Power Law Theory”, elaborato dal fisico Giovanni Santostasi. Questo modello vede il prezzo di Bitcoin come una curva di crescita a lungo termine, interrotta dagli halving.
I cicli quadriennali non spariscono, ma diventano deviazioni temporanee che col tempo tornano sulla traiettoria principale. Regolamentazione e inflazione, però, ne riducono l’impatto.

Perché il ciclo di Bitcoin sta cambiando?
Fino a poco tempo fa, i dati storici sembravano confermare la teoria del ciclo di Bitcoin.
Emmanuel Cardozo, analista di Brickken, ricorda che dopo l’halving del novembre 2012, l’asset è salito da 12 a oltre 1.000 dollari nel 2013, con un guadagno dell’8.200%. A luglio 2016, dopo un nuovo halving, Bitcoin è passato da 650 a 20.000 dollari a fine 2017. Dal 2020, dopo l’ultimo halving, ha messo a segno un +760%, toccando i 69.000 dollari nel novembre 2021.
“Questi rialzi non erano casuali, ma legati alla riduzione dell’offerta, agli afflussi retail e al contesto macroeconomico”, ha aggiunto Cardozo. Secondo l’esperto, i picchi del 2017 e 2021 coincidono con le espansioni di liquidità della massa monetaria M2 cinese, segno che le condizioni monetarie hanno amplificato l’impatto dei cicli di halving”.
Dopo l’halving dell’aprile 2024, Bitcoin ha quasi raddoppiato il prezzo fino ad arrivare a 117.500 dollari. Oggi, però, il modello appare meno prevedibile e più moderato.
“Il comportamento di Bitcoin è cambiato. Non si verificano rally esplosivi guidati dai retail, ma dall’accumulo costante da parte delle istituzioni. È meno reattivo, più misurato”, ha osservato Cardozo.
L’analista ha notato anche un calo drastico dei volumi giornalieri, segnale di un mercato che sta maturando. “L’halving resta importante, ma non è più il fattore dominante”.
Anche Pauline Shangett, chief strategy officer di ChangeNOW, conferma il cambiamento. A suo dire, il ciclo quadriennale è stato un buon riferimento per leggere le performance passate, ma oggi pesano altri fattori come le tendenze macro, i cambiamenti politici e soprattutto l’ingresso massiccio delle istituzioni. “Gli attori istituzionali portano maggiore controllo e minore volatilità”, ha concluso.
La teoria del ciclo di Bitcoin è ormai morta?
Sì, conferma Patrick Heusser, responsabile dei prestiti di Sentora. Il classico ciclo quadriennale appare “morto o almeno profondamente compromesso”. Si sta trasformando in un modello con una crescita più stabile e meno prevedibile, lontano dalle fasi rigide di forti rally e crolli legate agli halving.
Secondo Heusser, la causa principale è la maturità raggiunta da Bitcoin come asset class. L’halving del 2024 ha dimezzato le ricompense per i miner a 3,125 BTC, ma l’effetto sull’offerta è minimo rispetto a una capitalizzazione di mercato sopra i 2.000 miliardi di dollari.
L’offerta giornaliera è diminuita solo di 450 BTC, “uno shock trascurabile” se confrontato con i volumi di trading e i miliardi di afflussi provenienti dagli ETF spot statunitensi.
Il debutto degli ETF spot americani ha cambiato il mercato. Fondi come l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock e i forti acquisti di Strategy hanno assorbito oltre 1 milione di BTC, quasi dieci anni di offerta.
“Non è speculazione, ma assorbimento strutturale dell’offerta”, ha spiegato Emmanuel Cardozo di Brickken. I grandi investitori bloccano l’offerta per anni, riducendo la volatilità. Questo, secondo l’analista, rende il ciclo dell’asset diverso: più lento, più stabile e guidato dai flussi istituzionali.

Le istituzioni non liquidano gli asset per guadagni rapidi come i retail. In questo modo l’offerta diminuisce a lungo termine e Bitcoin si sgancia dalle semplici narrazioni sull’halving.
Visto che prevarranno i flussi istituzionali, Heusser stima che si verificheranno fasi rialziste più lunghe, dai cinque ai dieci anni, e correzioni meno violente rispetto al passato. “Non è un’invalidazione totale, ma un’evoluzione, poiché la tendenza a lungo termine della Legge di Potenza (Power Law Theory) rimane intatta nonostante la ridotta prevedibilità a breve termine”.
Per Ryan Lee, analista di Bitget Research, “i fattori che hanno guidato gli ultimi quattro cicli di Bitcoin si sono indeboliti”, segno che l’influenza dell’halving si è ridotta nel tempo.
“L’indebolimento è stato accentuato da nuove forze macroeconomiche, come l’ingresso delle istituzioni e una maggiore chiarezza normativa”, ha spiegato.
Secondo Emmanuel Cardozo, il ciclo quadriennale non è scomparso. “È stato superato da dinamiche più grandi e a lungo termine”, ha affermato. “Si sta semplicemente trasformando”.
Cosa cambia per gli investitori retail?
La fine, o meglio l’evoluzione, del ciclo di Bitcoin avrà conseguenze enormi per i piccoli investitori. per gli esperti ora è importante “la pazienza, la disciplina e la formazione”, dato che sono chiaramente il nuovo alfa.
Emmanuel Cardozo invita a rivedere le vecchie strategie. “Comprare dopo l’halving e vendere 12-18 mesi dopo potrebbe non funzionare più con la stessa precisione”.
Bitcoin resta un asset redditizio per chi guarda al lungo termine. Anzi, un mercato più maturo, secondo gli analisti, potrebbe offrire rendimenti migliori o più stabili, ma spalmati su periodi più lunghi.
Ryan Lee di Bitget Research conferma: “La nuova fase somiglia a un trend rialzista costante, non a un super ciclo improvviso. L’indebolimento del modello quadriennale potrebbe portare a una crescita più graduale e sostenuta, con meno volatilità estrema rispetto al passato”.
Ora gli analisti preferiscono strategie come il dollar-cost averaging (DCA) piuttosto che il timing speculativo, l’attenzione ai fondamentali e il monitoraggio di indicatori macro come le politiche delle banche centrali e gli afflussi istituzionali.
Patrick Heusser ha aggiunto che i crolli futuri saranno probabilmente meno brutali. Se in passato i ribassi toccavano l’80-90%, ora potrebbero fermarsi tra il 30% e il 50%, grazie agli afflussi costanti delle istituzioni, che agiscono da ammortizzatori. I prezzi quindi potrebbero stabilizzare “e Bitcoin potrebbe comportarsi come un asset tradizionale, con boom sostenuti anziché picchi e crolli improvvisi”.
La minore volatilità, però, potrebbe ridurre i guadagni a breve per i trader retail. Senza l’halving come segnale affidabile, il timing diventa più complesso. Chi cavalcava l’hype rischia di sbagliare i punti di ingresso, mentre i trend rialzisti più stabili saranno determinati da fattori macro. Inoltre, se la liquidità dovesse continuare a concentrarsi su Bitcoin grazie alle istituzioni, la classica stagione delle altcoin potrebbe non arrivare.
Per i trader la chiave sarà adattarsi: puntare sui fondamentali, seguire i flussi degli ETF, monitorare la capitolazione dei miner e le metriche on-chain, diversificare e mantenere una visione di lungo termine.
Secondo Cardozo, chi realizza i profitti troppo presto potrebbe perdersi gran parte del rally graduale atteso nel prossimo anno. Al tempo stesso, chi attende un classico crollo post-mercato rischia di restare fuori, dato che la domanda istituzionale sta attenuando il rischio di ribassi.
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