Il NASDAQ entra nel mondo crypto: un piano per le società di treasury
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Le azioni delle società di treasury crypto sono scese giovedì dopo che la testata specialistica The Information ha riportato la notizia che il Nasdaq sta intensificando il controllo sulle aziende che raccolgono capitali per accumulare crypto.
Molti pensavano che la vera scommessa di queste “treasury company” fosse la speranza di vedere delle “riserve strategiche in crypto” nei bilanci di Stati ad alta rilevanza. Scenario che però non si è ancora realizzato e potrebbe non concretizzarsi a breve.
Quello che invece sembra sul punto di succedere è che il Nasdaq si prepara a intensificare i controlli su queste società. Secondo quanto riportato, alcune aziende quotate potrebbero dover ottenere l’approvazione degli azionisti prima di emettere nuove azioni per l’acquisto di asset digitali.
Stando ai documenti ufficiali circolati e a quanto dichiarano fonti vicine, l’obiettivo è proteggere gli azionisti dall’eccesso di diluizione, soprattutto quando l’acquisto di crypto rappresenta la principale destinazione dei fondi raccolti.
Questa novità potrebbe frenare l’esecuzione di queste operazioni. Secondo Architect Partners, 124 società quotate negli Stati Uniti hanno annunciato piani per raccogliere 133 miliardi di dollari da destinare all’acquisto di crypto quest’anno. Ora tutto questo potrebbe essere vanificato.
La reazione del mercato non è stata positiva e ha fatto crollare il prezzo di Bitcoin

La notizia ha provocato cali in tutto il settore. Bitcoin ha perso l’1,6% nel corso della giornata.
Strategy, il leader tra le aziende di treasury dedicata a Bitcoin, ha perso fino al 3% prima di chiudere a -0,8%. Sharplink Gaming, che accumula Ethereum, ha perso l’8%.
Upexi e DeFi Development, entrambe con esposizione a Solana, sono calate rispettivamente del 4,5% e del 7,6%. Heritage Distilling, che sta lanciando un “Bitcoin Bourbon” e aspetta il voto degli azionisti riguardo le riserve in token $IP, ha perso lo 0,3%.
I dati di CoinGlass mostrano che le azioni legate alle treasury crypto sono ormai fortemente correlate ai movimenti di prezzo di Bitcoin, ampliando la volatilità mano a mano che altre aziende si espongono.
A parte il caso di Strategy, puntare tutta l’attività di business dell’azienda sulle crypto si sta rivelando una scommessa molto rischiosa.
Strategy può superare gli ostacoli dell’S&P 500? La nuova scommessa di Michael Saylor
I riflettori restano puntati su Strategy, la più grande società al mondo di treasury in Bitcoin, che possiede 636.505 BTC.
Gli analisti vedono ora il 91% di probabilità che l’azienda venga inclusa nell’S&P 500, grazie a una capitalizzazione superiore ai 92 miliardi di dollari, volumi di scambio elevati e un utile netto GAAP di 5,3 miliardi negli ultimi quattro trimestri.

Tuttavia, restano degli ostacoli. Bloomberg sottolinea che il comitato dell’indice S&P può rifiutare l’inclusione anche se i criteri tecnici sono rispettati, citando “preoccupazioni per la sostenibilità” di un modello di tesoreria basato sulle crypto e una volatilità media del 96% nei movimenti di prezzo a 30 giorni.
Questa incertezza potrebbe quindi bloccare l’ingresso di Strategy nell’S&P 500, nonostante i dati finanziari siano ampiamente superiori ai requisiti.
Conviene comprare ancora Strategy prima dell’inclusione nell’S&P 500?
L’ingresso di Strategy nell’S&P 500 avrebbe un impatto molto più forte che il semplice rialzo delle sue azioni. I fondi indicizzati che replicano l’S&P riverserebbero miliardi su titoli legati alle crypto, ripetendo lo storico effetto rialzista dell’8-10% tipico dei nuovi ingressi.
Questo rafforzerebbe l’integrazione tra Wall Street e Bitcoin: le società di treasury nell’indice permetterebbero agli investitori tradizionali di esporsi al mondo delle crypto direttamente nei loro portafogli, colmando il divario tra asset digitali e finanza convenzionale.
Ma succederà davvero?
Al momento, Saylor e la sua azienda hanno le migliori probabilità, rendendo molto interessante l’idea di aumentare l’esposizione su Strategy nel quarto trimestre.
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