I Wallet di Silk Road si risvegliano dopo 10 anni e spostano 3 milioni in Bitcoin
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Oltre 300 wallet dormienti collegati allo storico marketplace Silk Road, sono tornati attivi martedì, spostando 3,14 milioni di dollari in Bitcoin, dopo un decennio di totale silenzio on-chain.
I wallet, identificati dalla società di intelligence blockchain Arkham, tramite il suo explorer dedicato alle entità collegate a Silk Road , hanno trasferito in circa 12 ore tutti i fondi verso un singolo indirizzo “bc1q***ga54”, mantenendo però un saldo residuo di circa 40 milioni di dollari in BTC.

Il risveglio di questi indirizzi, ha immediatamente catturato l’attenzione degli analisti, il dirigente di Coinbase Conor Grogan, che già a inizio anno aveva mappato questi wallet, stimandone il valore a circa 47 milioni di dollari, è tornato sul tema in seguito agli ultimi movimenti, commentando pubblicamente su X:
e sottolineando come la maggior parte dei fondi, fosse rimasta immobile dagli anni successivi alla chiusura del marketplace. Anche l’analista pseudonimo 0xG00gly ha segnalato in tempo reale il flusso coordinato di transazioni su X:
contribuendo ad amplificare il dibattito sulla natura e sulle motivazioni di questo improvviso consolidamento.
A rendere ancora più insolito il comportamento è la forte eterogeneità delle transazioni: alcune erano micro-importi da 0,00006 BTC, pari a poco più di 5 dollari, mentre altre superavano i 3,6 BTC, oltre 330.000 dollari.
Tutti i trasferimenti hanno però seguito la stessa logica: convogliare fondi dispersi su decine di indirizzi legacy verso un’unica destinazione, un comportamento spesso associato a operazioni di riorganizzazione delle chiavi private o di preparazione a futuri spostamenti.
Molti di questi wallet, mostrano attività di mining che risale al 2011, quando il mining Bitcoin era ancora alla portata di utenti domestici con hardware standard, questo alimenta l’ipotesi, che parte delle chiavi fosse stata gestita da operatori individuali della primissima fase dell’ecosistema.
Il ruolo di Ross Ulbricht e l’eredità di Silk Road

Ross Ulbricht, fondatore di Silk Road, non ha commentato questi movimenti, la sua figura resta comunque centrale: secondo diverse analisi, alcuni degli indirizzi coinvolti potrebbero essere riconducibili a cluster precedentemente associati a lui. Ulbricht, dopo aver scontato anni di detenzione, ed essere stato condannato a più ergastoli senza libertà condizionale, è stato graziato da Donald Trump. Da allora ha fatto la sua prima apparizione pubblica proprio quest’anno, sottolineando ancora una volta i temi della decentralizzazione e della libertà, come fondamenti del progresso tecnologico.
Silk Road, operativa dal 2011 al 2013, è stata una delle piattaforme che più hanno contribuito alla diffusione di Bitcoin, come strumento di pagamento. Durante la sua attività, ha gestito oltre 1,5 milioni di transazioni, per un valore superiore ai 213 milioni di dollari, tutte rigorosamente in BTC.
Anche se concepita da Ulbricht come un esperimento libertario di libero commercio, la piattaforma è stata ritenuta responsabile, della facilitazione di traffici illegali su vasta scala, portando alla sua chiusura e alla condanna del fondatore.
La questione della responsabilità penale di Ulbricht, resta tuttora oggetto di acceso dibattito, al punto che anche in occasione delle discussioni sulla grazia di Trump, molti esperti hanno sollevato dubbi sui rischi di impunità per operatori del darknet.
L’impatto sulle partecipazioni governative e la politica di gestione dei Bitcoin sequestrati
La riattivazione dei wallet, arriva in un periodo in cui gli Stati Uniti stanno ridefinendo il proprio approccio alla gestione delle criptovalute sequestrate. A dicembre il Dipartimento di Giustizia, ha ottenuto l’autorizzazione definitiva per liquidare 69.370 BTC confiscati a Silk Road, equivalenti a circa 6,5 miliardi di dollari, chiudendo una complessa disputa legale con Battle Born Investments, su chi avesse diritto ai fondi.
Il DOJ ha giustificato le vendite con la volatilità del prezzo di Bitcoin, pur effettuandole solitamente in tranche per evitare impatti eccessivi sul mercato, una scelta che contrasta con la proposta politica di Trump, di creare una “Riserva strategica di Bitcoin”, trattenendo tutte le criptovalute sequestrate, per rafforzare la sicurezza economica nazionale.
Alcuni analisti ritengono che l’attività recente dei portafogli dormienti potrebbe essere correlata, seppure indirettamente, a questo mutato contesto istituzionale. come era già stato evidenziato in passato, movimenti improvvisi di grandi quantità di Bitcoin dormienti, come quelli registrati a luglio con 8,6 miliardi di dollari riattivati , tendono a sollevare timori di hack o compromissioni delle chiavi.
Bitcoin stabile nonostante i movimenti
Nonostante l’attenzione mediatica, il prezzo di Bitcoin è rimasto sorprendentemente stabile. Mercoledì la criptovaluta era scambiata intorno ai 92.500 dollari, in rialzo del 2,5%, mentre i mercati attendevano le indicazioni definitive della Federal Reserve, sui tassi d’interesse.
Altri commentatori hanno ipotizzato che i movimenti di questi wallet, possano essere interpretati come attività di riorganizzazione interna dei detentori delle chiavi, oppure come preparazione a trasferimenti più complessi. Un’altra possibilità, è che parte dell’attività possa essere indirettamente legata a future vendite governative o a esercizi di sicurezza operativa, per prevenire compromissioni.
La presenza di antichi wallet miner del 2011, di indirizzi collegati all’ecosistema Silk Road e di cluster associati alla storia giudiziaria di Ulbricht, rende questa riattivazione uno degli eventi più enigmatici degli ultimi anni nell’universo Bitcoin. Per ora, rimangono più domande che risposte.
Disclaimer: le criptovalute sono una classe di asset ad alto rischio. Questo articolo è fornito a scopo informativo e non costituisce un consiglio di investimento. Potresti perdere tutto il tuo capitale.- Cos’è USOR crypto, il progetto crypto su Solana che tokenizza le riserve petrolifere statunitensi
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