Buterin difende la lunga coda per l’unstaking: “È come lasciare l’esercito”

Sulla blockchain di Ethereum la coda per mettere in staking i token ha toccato nuovi record. Ora servono fino a 45 giorni per effettuare l’unstaking.
Da un lato dimostra la forte domanda per partecipare al meccanismo di validazione, ma l’attesa pesa. Soprattutto se si confronta con la chain di Solana, dove bastano due giorni. Molti criticano il sistema giudicandolo vecchio, ma Vitalik Buterin non è d’accordo e difende la scelta. Si tratta di strategia di sicurezza o un semplice ritardo tecnologico?
Su Solana si aspetta solo 3 giorni, contro i 40 giorni di Ethereum
Il confronto nasce dai tempi di uscita dallo staking. Su Ethereum la coda di “exit” supera i 40 giorni e i validatori che vogliono recuperare i fondi devono aspettare senza garanzie precise. Una situazione che irrita molti operatori e accende il dibattito tra le due chain.

Solana offre un’esperienza opposta: l’unstaking richiede solamente 2-3 giorni. Una differenza netta che rende il network più interessante per chi cerca flessibilità.
Michael Marcantonio, head of DeFi di Galaxy Digital, avverte che Ethereum rischia di perdere terreno. Se i tempi di uscita non si riducono, gli utenti potrebbero preferire chain più rapide.
Per Buterin l’unstaking è come “un soldato che lascia l’esercito”
Di fronte alle critiche, Vitalik Buterin è intervenuto su X e ha riconosciuto che la lunga coda per l’unstaking non è di certo “ideale”, ma ha spiegato che esiste per una ragione precisa. Lo staking, ha affermato, non è un semplice investimento ma serve per proteggere la chain. L’unstaking, per Buterin, è come “un soldato che lascia l’esercito”.
Per Vitalik, rendere il ritiro troppo veloce potrebbe indebolire la blockchain e metterla a rischio. “Serve una certa frizione all’uscita”, ha spiegato. Un meccanismo che frena le reazioni di panico e i comportamenti opportunistici, mantenendo Ethereum più stabile. Meglio aspettare 45 giorni, ha detto, che mettere a rischio la sicurezza della chain.
Perché si forma una coda lunghissima ?
Il sistema di Ethereum usa una coda automatica. Il protocollo limita il numero di validatori che possono entrare o uscire dallo staking ogni giorno e ogni richiesta di unstaking finisce in una “exit queue”.
Quindi, quando un validatore decide di effettuare l’unstaking non lo fa subito: finisce in fila. E la coda si allunga, soprattutto nei momenti in cui il mercato è volatile o quando molti provano a farlo contemporaneamente.
Rendere complesso effettuare l’unstaking è una misura di sicurezza. Limitando le uscite giornaliere, Ethereum impedisce una “corsa agli sportelli” in versione blockchain. È un collo di bottiglia voluto: scomodo per i validatori, ma progettato per proteggere il protocollo nei momenti di crisi.
Vitalik non vuole che l’unstaking di Ethereum sia veloce come su Solana
Per quanto riguarda Solana, il sistema funziona in modo opposto: tutto è progettato per essere veloce. È ideale per il trading ad alta frequenza, le dApp rapide e gli investitori impazienti. Ma la possibilità di fare unstake così rapidamente ha un prezzo.
La chain ha subito diverse volte delle interruzioni pesanti, a volte prolungate, che ne hanno minato la fiducia.
Vitalik non vuole lo stesso per Ethereum. Punta sull’affidabilità nel lungo termine. Per lui la forza di Ethereum è restare in piedi a ogni costo e chi partecipa allo staking lo fa per proteggere la blockchain, non per scappare al primo scossone di mercato.
Piovono critiche nella community
Molti utenti considerano il sistema di Ethereum troppo rigido. Aspettare più di un mese per riavere i propri ETH è scoraggiante, soprattutto quando altre blockchain offrono maggiore flessibilità. Per i piccoli investitori, l’attesa può sembrare ingiusta, soprattutto se nel frattempo l’asset ha subito un calo.
C’è anche chi teme che questa lentezza ostacoli l’adozione istituzionale. Fondi e grandi aziende potrebbero preferire soluzioni più rapide, riducendo l’appeal dello staking su Ethereum.
Vitalik ne è pienamente consapevole: i 45 giorni di attesa sono il prezzo della sicurezza. Dolorosa per alcuni, ma in linea con la filosofia di Ethereum, che punta a costruire un ecosistema stabile e resiliente.
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