Term Finance perde 8,5 milioni in un attacco alla governance

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Term Finance perde 8,5 milioni in un attacco alla governance delle vault, mentre TRM Labs segnala 201 hack crypto assistiti dall’AI.
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Term Finance, piattaforma DeFi per il lending su rete Ethereum, ha subito un attacco alla governance che ha sottratto 8,5 milioni di dollari, di cui circa 6,9 milioni in ETH e 1,68 milioni in USDC. La perdita corrisponde a circa il 66% della TVL complessiva del protocollo, stimata in 12,4 milioni di dollari prima dell’incidente.

L’episodio si inserisce in un quadro più ampio descritto da TRM Labs, secondo cui i casi di hack crypto assistiti dall’intelligenza artificiale sono saliti a 201 nella prima parte del 2026, con un incremento di oltre il 100% su base annua. Va però chiarito subito un punto: secondo quanto riferito dallo stesso team di Term, l’attacco alle vault non sembra riconducibile a questa categoria di minacce.

Infographic detailing three generations of blockchain intelligence: raw data, attribution, and behavioral intelligence.
TRM Labs framework outlining the evolution of blockchain intelligence research

Un attacco alla governance, non agli smart contract

A differenza di altri incidenti recenti nel comparto DeFi, non si è trattato di un bug negli smart contract del protocollo. Il team di Term Labs ha dichiarato inizialmente di essere a conoscenza di un exploit di governance che ha colpito le vault, per poi aggiornare la comunicazione alcune ore dopo con un messaggio più dettagliato.

Abbiamo chiuso tutte le Term Meta Vaults e abbiamo revocato tutti i ruoli di governance. Questa chiusura è irreversibile e previene in modo permanente tutti i depositi. L’incidente di oggi ha coinvolto la governance delle vault di Term. Secondo quanto abbiamo raccolto con le nostre indagini, il protocollo Term e i mercati di prestito sottostanti non sono stati colpiti. Continuiamo a verificare. Ci stiamo coordinando con team di sicurezza esterni per il recupero. Se ci saranno delle mancanze in termini di capitale, esploreremo altre strade.

L’architettura di Term si appoggiava su Yearn Finance, che ha smentito qualunque responsabilità diretta legata alla propria infrastruttura. Il problema, secondo la ricostruzione disponibile, riguarderebbe le modalità di gestione della governance del protocollo, poi sfruttate dall’attaccante – la cui identità resta al momento sconosciuta.

Yearn Finance (YFI) logo and text on a dark blue digital background with abstract white wave lines

Vista l’entità del danno, che colpisce oltre due terzi delle sostanze di un progetto già di dimensioni contenute nel panorama dei protocolli di lending su Ethereum, una ripartenza appare difficile. Non è ancora chiaro se emergeranno tentativi credibili di recupero dei fondi sottratti.

TRM Labs: 201 hack e l’ascesa degli strumenti AI

Il caso Term va letto separatamente dal trend segnalato da TRM Labs, che descrive un aumento del 40% nell’ultimo anno dei casi di hack crypto realizzati con il supporto di modelli AI. L’indicatore di utilizzo dell’AI nel cybercrimine elaborato dalla società è passato da 28 a 54 punti su 100 tra il 2024 e il 2026.

  • 201 casi registrati nella prima parte del 2026, in crescita di oltre il 100% rispetto all’anno precedente.
  • 75% delle perdite concentrato in appena il 4% dei casi totali, segno che la maggior parte degli attacchi colpisce protocolli con poche sostanze da sottrarre.
  • Appello del 12 agosto firmato da Coinbase, Strategy, ARK Invest, Anchorage, BitGo, Block, Exodus, Brink e Chaincode per ottenere accesso ai modelli LLM più evoluti a scopo difensivo.

Il quadro tracciato da TRM Labs non implica nuove tipologie di crimine, ma una riduzione delle barriere tecniche che permette di colpire con maggiore frequenza i protocolli meno strutturati sul piano della sicurezza. Il tema è approfondito nell’articolo su ruolo dell’AI nelle minacce e nelle difese crypto, che offre un quadro complementare sulla stessa dinamica.

Segnale vs rumore

Il segnale rilevante è la concentrazione del rischio: pochi casi generano la gran parte delle perdite, e i protocolli minori con governance poco distribuita restano il bersaglio più esposto, indipendentemente dal ricorso o meno all’AI. Il rumore, in questo caso specifico, sarebbe attribuire l’incidente Term alla stessa categoria degli attacchi AI-driven: la fonte primaria esclude questa lettura, indicando piuttosto una falla nei meccanismi di governance costruiti sopra un’infrastruttura di terze parti.

Per un confronto con un’altra vulnerabilità di rilievo emersa di recente nel comparto, si veda l’analisi sull’incidente legato a Coldcard e Bitcoin Hyper. In entrambi i casi la lezione operativa resta la stessa: prudenza verso protocolli poco testati e attenzione alle autorizzazioni concesse a interfacce e contratti di governance.

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