Gemini pianifica 200 licenziamenti e valuta l’uscita dall’Europa
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La piattaforma di exchange di criptovalute Gemini ha approvato un piano che prevede fino a 200 licenziamenti e il ritiro dalle operazioni in Europa e Australia, secondo quanto riportato da fonti di mercato. La notizia non ha avuto un impatto diretto sui prezzi crypto nelle 24 ore, con Bitcoin stabile area 71.200$ (+0,4%) ed Ethereum a 3.820$ (-0,6%), ma ha inciso sul sentiment di settore. Il contesto europeo resta segnato dall’entrata in vigore del MiCA e da un consolidamento delle piattaforme, con implicazioni dirette anche per gli investitori italiani.
Cosa sta succedendo a Gemini e perché è importante
Gemini, exchange fondato dai gemelli Winklevoss, intende ridurre circa il 25% della forza lavoro globale, colpendo Europa, Stati Uniti e Singapore, e cessare le attività in Regno Unito, Unione Europea e Australia. Il piano comporta costi di ristrutturazione stimati in 11 milioni di dollari, principalmente legati a indennità e chiusura sedi. L’obiettivo dichiarato è focalizzarsi sui mercati considerati core, Stati Uniti e Singapore.
Per i lettori italiani, il punto chiave è l’accesso: un’eventuale uscita di Gemini ridurrebbe le opzioni regolamentate disponibili in Europa, aumentando la concentrazione su pochi grandi operatori. In un mercato dove la liquidità conta, meno exchange significa potenzialmente spread più ampi e minore concorrenza sulle commissioni.
Pressione normativa MiCA e consolidamento del settore
L’uscita dall’Europa va letta alla luce dell’impatto del MiCA in Europa, che introduce requisiti patrimoniali, di governance e di trasparenza più stringenti. Adeguarsi comporta costi operativi elevati, che non tutti gli operatori globali sono disposti a sostenere. Questo rafforza una tendenza già visibile: meno piattaforme, ma più grandi e capitalizzate.

Il quadro rientra nella più ampia regolamentazione crypto europea, che mira a proteggere gli investitori retail ma accelera il consolidamento. Per l’Italia, dove CONSOB richiede registrazioni e controlli stringenti, la scelta di Gemini segnala che il mercato UE non è più “facile” per gli operatori extraeuropei. Nel lungo periodo, potrebbero beneficiarne exchange già compliant e progetti focalizzati su servizi regolamentati come la tokenizzazione e le stablecoin.
Quali rischi e quali alternative per gli investitori italiani
Il contro-argomento è che l’uscita di un singolo exchange non cambia la traiettoria di mercato: Bitcoin resta sopra la media mobile a 200 giorni (68.500$), con RSI giornaliero a 54 e MACD ancora in territorio positivo, segnalando un consolidamento più che un indebolimento strutturale. Tuttavia, sul piano operativo, gli investitori italiani devono prepararsi a migrazioni di account e possibili interruzioni di servizio.
La lezione è pragmatica: diversificare non solo tra asset, ma anche tra infrastrutture. Monitorare la solidità regolamentare degli exchange diventa parte integrante della gestione del rischio, soprattutto in un’Europa che punta su compliance e trasparenza come pilastri del mercato crypto.
In sintesi, la mossa di Gemini conferma che il 2026 sarà un anno di selezione naturale per le piattaforme crypto in Europa. Per gli investitori italiani, meno scelta non significa meno opportunità, ma richiede maggiore attenzione a regolamentazione, liquidità e continuità operativa.
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