Euro digitale: per la BCE il debutto sarà addirittura nel 2029
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La Banca centrale europea (BCE) sta accelerando i piani sull’euro digitale per trovare un’alternativa ai sistemi di pagamento americani come Visa e Mastercard e anche alle stablecoin “peggate” al dollaro.
La BCE punta al 2029 per lanciare l’euro digitale
Martedì Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha affermato che la Banca centrale europea punta al 2029 per lanciare l’euro digitale, la propria Central Bank Digital Currency (CBDC).
Per Cipollone, una volta che il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione troveranno un accordo entro maggio, inizieranno a lavorare sulla legislazione e serviranno circa 2,5-3 anni per l’implementazione dell’euro digitale.
Inoltre, ha aggiunto che la scorsa settimana ci sono stati “importanti passi avanti”, dopo l’intesa dei ministri delle Finanze dell’UE su un quadro normativo per i limiti di detenzione dei clienti. Una questione che aveva incontrato resistenze in Parlamento e che è considerata cruciale per controllare l’uso dell’euro digitale e proteggere i depositi bancari.
“La discussione a livello di Stati membri sta procedendo molto bene”, ha dichiarato martedì durante l’evento Bloomberg Future of Finance a Francoforte. Per quanto riguarda i tempi, ha aggiunto che “la metà del 2029 potrebbe essere una data realistica”.
La BCE spinge sull’euro digitale per frenare le stablecoin americane
Da anni la BCE spinge per ridurre la dipendenza dai circuiti di pagamento americani come Visa e PayPal. A Bruxelles temono anche che le stablecoin “peggate” al dollaro possano diventare lo standard dei pagamenti digitali in Europa.
Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’euro digitale rappresenta uno strumento per rafforzare la sovranità finanziaria europea.
Ma l’ostacolo più grande rimane la legislazione. Il Parlamento europeo deve approvare le basi giuridiche del progetto.
Cipollone ha spiegato che, dopo la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori del 24 ottobre, i legislatori avranno sei settimane per proporre emendamenti e cinque mesi per i negoziati. Un calendario che potrebbe portare a una tappa decisiva all’inizio di maggio: “Entro quella data dovremmo avere anche la posizione del Parlamento”, ha detto.
Gli Stati membri stanno lavorando in parallelo. “Entro fine anno dovremmo arrivare a quello che loro chiamano un approccio generale, cioè un accordo tra tutti i Paesi”, ha spiegato Cipollone.
Restano ancora molti punti da chiarire
Per quanto riguarda la tecnologia, non sono state prese delle decisioni e sta continuando la ricerca su quale blockchain utilizzare.
I funzionari stanno valutando persino l’uso di blockchain pubbliche come Ethereum o Solana. Sarebbe un cambiamento rispetto alla posizione iniziale, che puntava su un registro privato gestito dall’Eurosistema.
Per i sostenitori, una blockchain pubblica permetterebbe di ampliare la portata dell’euro digitale, ridurre i costi, aumentare la trasparenza e velocizzare i pagamenti al dettaglio. I critici avvertono però che un sistema pubblico renderebbe visibili tutte le transazioni sulla blockchain, complicando la protezione della privacy.
Restano dubbi anche su altri fronti: come garantire la privacy degli utenti, come far convivere l’euro digitale con le banche e come competere con le stablecoin già in circolazione senza distorcere i mercati.
La BCE si sta muovendo per gradi. Dopo lo studio iniziale è partita la fase di preparazione, mentre governi e istituzioni europee stanno lavorando sulle legislazione.
Prima del lancio serviranno un accordo politico definitivo, soluzioni tecniche e garanzie che rispettino gli standard UE su privacy e stabilità.
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