Litecoin prende in giro XRP e scoppia la bufera su X
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Nella tarda serata di venerdì 29 agosto, l’account ufficiale di Litecoin ha scatenato una bufera su X con un post lungo e tagliente. Presentato come una semplice “curiosità”, il messaggio ha preso di mira la narrativa bancaria di XRP e ha lanciato una frecciatina al CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, soprannominandolo “Brad Garlicmouse”.
Litecoin attacca XRP
Nel post, XRP viene apertamente deriso. L’account di Litecoin attacca l’idea che un’infrastruttura bancaria digitale, come quella promossa da Ripple, possa valere più del denaro che trasferisce, solo perché il token ha un’offerta limitata.
Il messaggio allude anche a rapporti troppo stretti tra il progetto e il governo, chiudendo con una battuta sarcastica sul presunto legame intimo tra il presidente e “Brad Garlicmouse”.
Il post ha subito infiammato la community su X, scatenando reazioni a raffica e risposte accese. Di fronte alla bufera, l’account Litecoin ha rilanciato:
“Quando prendo in giro Solana, si ride, si piange, ma tutto finisce lì. Quando prendo in giro me stesso, fa ridere e in fondo è anche vero. Ma appena tocco XRP, scattano due giorni di critiche feroci, minacce di azioni legali, discussioni infinite sulla capitalizzazione di mercato e sul fatto che sedere in un consiglio crypto pagato sia l’unica misura del successo. Mi sembra tutto un po’ esagerato. Dovete smetterla di prendere X così sul serio. Andate a mangiare un hot pocket e ci vediamo domani mattina, se non sarò stato licenziato.”
La reazione della community di XRP
Gli utenti XRP hanno usato il post di Litecoin come occasione per attaccarlo e anche per rinfacciare al suo fondatore la sua scelta passata, insinuando che lui non fosse nella posizione di criticare XRP visto che aveva liquidato tutti i propri LTC.

“Curiosità: Satoshi Lite ha venduto pubblicamente tutti i suoi Litecoin al massimo. Se ci credeva davvero, perché liquidare tutto?”, ha scritto @SamTheCarpetMan, riportando alla luce il post del 20 dicembre 2017 in cui Charlie Lee annunciava di aver ceduto tutte le sue partecipazioni in LTC.
Molti utenti hanno definito l’uscita di Litecoin come un autogol.
“Chiunque sia lo stagista che gestisce questa pagina, non sta facendo una bella figura”, ha commentato @CredibleCrypto. EGRAG Crypto ha rincarato: “La parola “lite” – intesa come leggera – si adatta alla tua posizione.”
Altri hanno messo a confronto l’approccio corporate di Ripple con la leggerezza di Litecoin:
“Mentre Ripple incontrava banche e regolatori per trasformare il sistema finanziario, Charlie Lee era nel suo seminterrato a stampare magliette Hodl, per poi scaricare i suoi LTC ai follower e incassare in valuta fiat”, ha scritto @X__Anderson.
C’è invece chi ha puntato sulle dinamiche di mercato:
“Litecoin ha paura di XRP. E ha motivo. XRP lo ha superato da anni e LTC non si riprenderà mai”, ha affermato @WizardInvestor.
Altri invece hanno deciso di esprimersi direttamente col wallet. “Ho appena venduto i miei LTC”, ha scritto @Xlister86.
“Da oggi smetto di seguirti e converto il resto in XRP”, ha aggiunto @actofage28.
Quando un utente ha sollevato il rischio di “diffamazione commerciale”, l’account di Litecoin ha risposto con sarcasmo: “Rilassati. Non sono nel business dei trasferimenti bancari digitali. Vai a giocare con quelle schifezze di XLM”.
Dietro la battuta si è però rivelato uno scontro di vedute. In risposta a un sostenitore di XRP, l’account ha chiarito: “Cosa c’è da recuperare? XRP non ha nulla a che fare con Litecoin, né per struttura né per caso d’uso. Sono l’uno l’opposto dell’altro. XRP vuole essere il ponte tra le banche, mentre Litecoin è l’antitesi di tutto questo”.
Questa frase, più della provocazione iniziale, ha centrato il cuore della disputa: due visioni opposte sul futuro dei progetti. Da un lato la community di XRP, che spinge per l’integrazione istituzionale e i pagamenti cross-border; dall’altro Litecoin, che rivendica un modello vicino al contante elettronico peer-to-peer, lontano dalle architetture bancarie.
La polemica tra XRP e Litecoin ha riportato al centro una questione che divide da anni la community: il rapporto tra i fondatori e la fiducia nei loro stessi progetti.
Nel 2017 Charlie Lee decise di vendere tutte le sue partecipazioni in LTC, spiegando di voler evitare conflitti di interesse. Una scelta che molti hanno però interpretato come un disimpegno.
Anche Ripple non è esente da critiche. I wallet legati ai suoi fondatori continuano a vendere milioni di XRP ogni mese, come ricordato di recente dall’analista on-chain @zachxbt. Un andamento che, per l’investitore, alimenta il timore che si “liquidità di uscita” per gli insider.
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